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Voci di guerra sempre meno prudenti

· Consenso di Damasco all’indagine Onu sulle armi chimiche ·

In Siria non si fermano le violenze e si fanno sempre più insistenti e meno frenate da doverosa prudenza le voci di un intervento armato di Paesi occidentali. Diversi rappresentanti di queste Nazioni si dicono convinti della fondatezza dell’accusa di uso di armi chimiche da parte dell’esercito di Damasco, vicenda sulla quale è in atto un’inchiesta dell’Onu. Il segretario alla Difesa americano, Chuck Hagel, ha detto oggi che qualunque azione degli Stati Uniti sulla Siria sarà presa di concerto con la comunità internazionale. Hagel ha aggiunto che intende parlare al più presto con i suoi colleghi francese e britannico.

Un monito a non prendere una simile strada, pena «conseguenze estremamente gravi» è stato rivolto nelle ultime ore dalla Russia agli Stati Uniti. In una telefonata al segretario di Stato americano, John Kerry, il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, ha sottolineato che Mosca «vede con molta preoccupazione» le dichiarazioni ufficiali fatte negli ultimi giorni da Washington «sul fatto che le truppe americane sono pronte ad intervenire nel conflitto siriano».

Poche ore prima, Kerry aveva avuto colloqui telefonici con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e con i propri omologhi britannico, William Hague, francese, Laurent Fabius, e canadese, John Baird. Kerry aveva detto agli interlocutori che gli Stati Uniti hanno «ben pochi dubbi» sulla fondatezza delle accuse dei ribelli siriani secondo i quali la scorsa settimana l’esercito avrebbe bombardato la periferia di Damasco con gas nervino, uccidendo circa 1.300 persone.

Il Governo siriano ha dato ieri il via libera all’ispezione dell’Onu nella zona del presunto attacco, ma sia Kerry sia Hague hanno parlato di autorizzazione troppo tardiva, allo scopo di permettere la scomparsa delle prove. Sulla stessa linea si è espresso il presidente francese, François Hollande, in una telefonata con quello statunitense Barack Obama. Questi nel fine settimana aveva riunito i suoi consiglieri per la sicurezza per discutere sulla questione siriana, senza comunque prendere decisioni operative.

Ban Ki-moon ha sottolineato che per l’attendibilità delle ispezioni «ogni ora conta», ribadendo che gli esperti devono poter lavorare senza ostacoli. Peraltro, diverse fonti ricordano che non è solo il Governo a dover garantire la sicurezza delle ispezioni, dato che i ribelli controllano la zona del presunto attacco. In mattinata, alcune fonti hanno dato notizia di sparatorie contro gli ispettori dell’Onu.

Sulla questione è tornato il presidente siriano Bashar Al Assad, dopo che il suo Governo aveva ribaltato l’accusa sui ribelli, sostenendo di aver trovato un loro arsenale di armi chimiche. In un’intervista al quotidiano russo «Izvestia», Assad sostiene che «le parole di certi politici in Occidente e in altri Paesi sono un insulto al senso comune e un’assurdità». «Se attaccassero la Siria — aggiunge Assad — fallirebbero come in tutte le precedenti guerre che hanno scatenato». Secondo Assad, comunque, i leader occidentali non si avventureranno in un’operazione militare in Siria perché «capiscono che gli sviluppi nel Paese non sono una rivoluzione popolare o una domanda di riforme. Questo è terrorismo».

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16 luglio 2019

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