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Voci di dentro

· A colloquio con Gianfranco Pannone ·

«Doveva essere un documentario su commissione, ma poi è diventato qualcosa di diverso e di più personale». Il regista Gianfranco Pannone, scrive Gaetano Vallini, spiega così il docufilm L’esercito più piccolo del mondo con il quale il Centro televisivo vaticano (Ctv), per la prima volta in veste di produttore di un lungometraggio, sbarcherà al prestigioso Festival del cinema di Venezia il 9 settembre prossimo.

Presentata fuori concorso, la pellicola è dedicata alla Guardia svizzera pontificia. Tuttavia non si tratta di un’opera oleografica, ma di un racconto dall’interno, attraverso lo sguardo e le esperienze quotidiane di un gruppo di reclute, chiamate a interpretare se stesse negli otto mesi dall’arruolamento al giuramento.

Il regista era in contatto con monsignor Dario Edoardo Viganò, direttore del Ctv e prefetto della nuova Segreteria per la Comunicazione, per un progetto diverso, un documentario sulla Chiesa e sul suo modo di comunicare con l’esterno. Ma poi sono arrivate le Guardie svizzere. «L’idea è stata fin dall’inizio — ci spiega Pannone, già autore di apprezzati documentari — quella di mostrare con sguardo laico il dietro le quinte della Guardia svizzera, andando al di là degli stereotipi, di ciò che viene solitamente detto su questo Corpo, visto come una istituzione anacronistica, un po’ segreta e inaccessibile. Un’istituzione in cui invece ho trovato un’apertura di cui io stesso mi sono sorpreso».

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19 novembre 2018

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