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Vertice
sulle migrazioni

· In programma a Parigi ·

 Alla prima seduta del summit dei leader di Francia, Italia, Spagna e Germania — organizzato a Parigi lunedì e dedicato in particolare alla questione migrazioni — ci saranno anche il primo ministro libico Fayez Al Sarraj, il presidente del Niger Mahamadou Issoufou e quello del Ciad Idriss Deby Itno. L’obiettivo centrale è contribuire alla stabilizzazione della Libia.

Pattuglie di soldati sulle coste libiche (Reuters)

Nelle intenzioni rese note da un comunicato dell’Eliseo, l’incontro con i leader dei paesi africani più interessati ai flussi migratori sarà l’occasione per «riaffermare il sostegno dell’Europa a Ciad, Niger e Libia nel loro impegno nel controllo e la gestione dei flussi migratori». Poi, nel tardo pomeriggio il presidente francese Emmanuel Macron tornerà a riunirsi con il presidente del consiglio dei ministri italiano Paolo Gentiloni, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, per parlare anche di «altre grandi questioni che interpellano l’Europa».

E oggi il presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, è tornato a ribadire che «serve un piano Marshall per l’Africa», sottolineando che «serve una vera strategia che può essere soltanto europea, con la partecipazione delle Nazioni Unite». Dopo l’emergenza — ha affermato — «viene la strategia». E Tajani ha sottolineato le priorità: «Che non ci siano più morti in mare, ma neanche morti nel deserto». Bisogna quindi «creare campi di accoglienza, non pseudo lager, assicurando adeguati standard di rispetto dei diritti umani».

Intanto, in Italia, all’indomani dell’intervento della polizia a Roma nei confronti di immigrati eritrei, sono scoppiate polemiche. Ieri la polizia è intervenuta per sgombrare alcune decine di persone, la maggior parte rifugiati o richiedenti asilo, che dal 19 agosto erano accampati nelle aiuole di piazza Indipendenza, dopo essere stati sgomberati dagli stabili di via Curtatone. Le forze dell’ordine sono state aggredite con lancio di sassi, bottiglie e bombole di gas. Tredici i migranti feriti, la maggior parte donne, a causa degli scontri con gli agenti. La posizione di quattro persone è al vaglio della questura, che indaga anche sulla frase pronunciata da un funzionario, il quale avrebbe istigato gli agenti intervenuti alla violenza.

«La colpa non è degli uni o degli altri ma della nostra incapacità di metterci seriamente intorno a un tavolo per stabilire che cosa fare». Sono le parole con cui monsignor Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma e delegato di Migrantes per il Lazio, ha commentato i fatti. «Noi possiamo e dobbiamo cercare di aprire ponti di dialogo» ha detto Lojudice in alcune dichiarazioni alla stampa. «È indispensabile prevedere percorsi di vera integrazione, abbandonando la logica dell’emergenza».

Soluzioni alternative e maggiore integrazione sono state auspicate da padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, che ha parlato di «uno sgombero effettuato in regime di emergenza, senza alcun lavoro sociale previo e senza soluzioni commisurate ai bisogni effettivi delle persone»; questo «non può essere la risposta a un problema annoso e complesso come la mancata integrazione di tanti rifugiati».

Affrontare il tema dell’integrazione, ha sottolineato padre Ripamonti, «è una sfida difficile e onerosa, che non può tuttavia essere elusa con illusorie soluzioni rapide ed emergenziali».

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22 agosto 2018

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