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Voci che non hanno voce

· ​Nelle Nazioni in guerra i media ignorano la testimonianza delle donne ·

Dimenticate, quasi invisibili. Quando i giornali e gli altri mezzi di informazione più diffusi trattano i temi della pace e della sicurezza nei Paesi che vivono quotidianamente il dramma dei conflitti, le donne quasi spariscono. La loro voce viene accantonata, la loro testimonianza diventa del tutto marginale. È quanto emerge da un monitoraggio compiuto sui media di quindici nazioni interessate da guerre e scontri sanguinosi: le donne rappresentano soltanto il 13 per cento degli intervistati. Un dato — riportato dal sito in rete del World Council of Churches — definito «sorprendente» soprattutto se si considera che l’universo femminile rappresenta almeno il 50 per cento della popolazione dei Paesi esaminati e l’impatto devastante (anche da un punto di vista psicologico) che le guerre hanno proprio sulle donne e sulle ragazze.

La ricerca, presentata martedì scorso presso l’Oslo and Akershus University College of Applied Sciences, il più grande ateneo norvegese, è stata realizzata dalla World Association for Christian Communication (Wacc), un network mondiale di associazioni di ispirazione cristiana che promuove il diritto all’informazione sui temi della giustizia sociale e dello sviluppo sostenibile. Fra gli argomenti d’interesse considerati dalla Wacc c’è anche il rispetto dell’uguaglianza di genere nell’accesso ai mezzi di informazione. «Siamo di fronte a una considerevole mancanza di rispetto del diritto alla libertà di espressione per tutti, nonché dell’obbligo professionale ed etico che gli organi di informazione e i giornalisti hanno nei confronti del loro pubblico», ha commentato Sarah Macharia, curatrice della ricerca e responsabile del programma Gender and Communication della Wacc.

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22 settembre 2019

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