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Voce visionaria

· Raccolta in un volume l’opera poetica di Elio Fiore ·

Un’esistenza povera, dolorosa, appartata, quella di Elio Fiore, eppure capace di costituire il nerbo di una vasta e “ustionante” produzione poetica. A ottanta anni dalla nascita del poeta romano, il corposo volume L’opera poetica (a cura di Silvia Cavalli, Edizioni Ares, Milano, 2016, pagine 728, euro 20) ne riordina in modo sistematico l’intera opera, testimoniando quell’indissolubile rapporto tra parola e vita che costituisce il fertile legame in cui questa poesia si radica e germoglia.

Finestra della camera di Elio Fiore a Roma

Lo scrive Elena Buia Rutt aggiungendo che Elio Fiore, scomparso nell’agosto 2002, all’età di sessantasei anni, non era “un poeta laureato”: per oltre un ventennio fu bibliotecario al Pontificio Istituto Biblico, dopo essersi cimentato in vari mestieri, tra cui, in gioventù, quello dell’operaio. Avendo da spendere soltanto un diploma di perito industriale edile, venne infatti impiegato, grazie all’interessamento di Ungaretti e al mecenatismo di Olivetti, nello stabilimento industriale di Borgolombardo, dove, con la qualifica di disegnatore tecnico, ebbe il compito di riprodurre in scala diversa, infinite volte, una medesima sezione di vite. Ma la mattina del 10 maggio 1960, come racconta Alessandro Zaccuri nella sua partecipata e brillante introduzione al volume, Elio Fiore lasciò inaspettatamente il posto di lavoro e, in uno stato simile alla trance, percorse più di dieci chilometri a piedi per arrivare al duomo di Milano, dove ebbe luogo una delle sue molte visioni, in questo caso quella di bambini urlanti, minacciati da un drago.

L’orrore, la minaccia, il grido, l’infanzia traumatizzata sono elementi ricorrenti che appartengono alla visione e alla vita vissuta di un poeta che si immerge anima e corpo dentro la storia. All’età di otto anni, il 19 luglio 1943, durante il bombardamento alleato di Roma, Elio Fiore rimase per dieci ore sepolto sotto le macerie della propria casa insieme a sua madre: da quella tragedia è nata una delle sue poesie più belle, Madre oggi ricorre una memoria dura, dove gli occhi del bambino rievocano i momenti del crollo della casa, mentre tra “ululi e grida” si staglia la figura salvifica della madre che cerca di proteggere con il proprio corpo il figlioletto, controllandone nel buio il respiro, ridotto ormai quasi a un rantolo, e pregando, come una litania, la Madonna di salvarlo («Madre d’Iddio salva il figlio mio»). In questa esperienza estrema, il bambino Elio Fiore viene a contatto con l’orrore della Storia, ma anche e soprattutto con la “risposta” di sua madre; una risposta radicata nell’amore incondizionato e nella fede a cui la donna affida non la sua, ma la salvezza del figlio. È in questa dicotomia giocata tra brutalità e speranza, orrore e affidamento, ombra e luce, che si dispiega il canto di quella che Guido Ceronetti ha definito a ragione la “voce visionaria” di Elio Fiore.

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22 ottobre 2019

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