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Voce della missione

· È morto Piero Gheddo ·

Milano, 21. «La fede autentica ci dice che la storia dell’umanità, come la nostra piccola storia personale e quella millenaria della Chiesa, sono nelle mani di Dio. Ecco perché sono ottimista: perché mi fido di Dio, ho fiducia nella provvidenza». In una delle ultime interviste, raccolta nell’inverno 2015 da Gerolamo Fazzini, padre Piero Gheddo — morto ieri a Milano all’età di 88 anni — parlava della forza della missione, invitando a leggere i problemi che turbano il mondo «con gli occhi di Dio» e ad aiutarsi con la preghiera: «Pregare vuol dire meditare l’amore di Dio e la morte di Gesù Cristo in croce, per meritare il perdono dei peccati. Pregare è amare Gesù e mettersi nel cammino dell’imitazione di Cristo».

Gheddo, del Pontificio istituto missioni estere (Pime), era uno dei missionari-giornalisti più stimati d’Europa, figura ecclesiale e culturale di spicco nella Chiesa e nella società italiane. Nato nel 1929 a Tronzano Vercellese, entrò nel Pime nel 1945 e venne ordinato sacerdote nel 1953. Avrebbe dovuto partire per l’India, ma i superiori lo destinarono al giornalismo e finì per restare in Italia. È stato tra i fondatori dell’Editrice missionaria italiana nel 1955, del Centro missionario Pime a Milano nel 1961, di «Mani tese» nel 1964, di AsiaNews nel 1986, dell’Ufficio storico del Pime nel 1994. Direttore di «Le missioni cattoliche» (1959-1994), che dal 1968 ha preso il nome di «Mondo e missione», si è affermato come una delle voci più importanti del mondo missionario, per lunghi decenni. Padre Gheddo ha scritto quasi cento volumi, con una trentina di traduzioni all’estero e ha collaborato con vari giornali — anche con «L’Osservatore Romano» per quasi mezzo secolo, fra il 1961 e il 2009 — radio e televisioni. È stato reporter in oltre ottanta viaggi in numerosi paesi del mondo. Ha presentato il Vangelo della domenica su Rai Uno tutti i sabati sera (dal 1993 al 1995) e su Radiodue ogni mattina, per più periodi. Ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra i quali il Premio Campione d’Italia nel 1972, assegnatogli da Indro Montanelli che divenne poi suo amico, e il premio dell’Unione cattolica stampa italiana nel 1980 e nel 2011.

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