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Vocazioni
equilibrate e mature

· Dopo le indicazioni del Papa per la scelta dei candidati al sacerdozio ·

Emil Nolde, «Christ and the children» (1910)

Ricevendo i vescovi di recente nomina, il Papa li ha invitati a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, «a non contabilizzare fallimenti e rinfacciare amarezze» e a non spaventarsi «davanti alle ferite della carne di Cristo, sempre inferte dal peccato e non di rado dai figli della Chiesa». E riferendosi in particolare agli scandali dei preti pedofili, il Pontefice ha confermato la lotta e la repressione di questi orrendi crimini, raccomandando ai vescovi «una particolare attenzione al clero e ai seminari», perché «non possiamo rispondere alle sfide che abbiamo nei loro confronti senza aggiornare i nostri processi di selezione, accompagnamento, valutazione».

L’indicazione di Papa Francesco è importante e si integra con quanto la Chiesa sta facendo per scoprire e reprimere i casi di abuso di minori da parte dei suoi sacerdoti. Importante perché non si limita ad agire sulle conseguenze, ma vuole andare alle cause di tali crimini. Pochi si domandano come sia possibile che gli anni di formazione dei candidati al sacerdozio da parte di istituzioni in cui operano persone scelte per il ruolo di formatori non siano bastati a scoprire debolezze e immaturità poi aggravatesi sino a sfociare in abusi su minori. Evidentemente, come ha indicato il Pontefice, è necessario aggiornare i processi di formazione per giungere a un discernimento circa l’idoneità dei candidati e assicurare l’esclusione di così tanti casi di pedofilia, che ora emergono con grave scandalo dei fedeli.
Bisogna considerare che le norme canoniche richiedono, tra gli altri elementi, che il candidato sia dotato di «qualità fisiche e psichiche congruenti con l’ordine che deve essere ricevuto» (canone 1029); tra i documenti poi che il rettore del seminario deve presentare al vescovo sono indicati un attestato sulle qualità richieste per ricevere l’ordine e un altro «sul suo stato di salute sia fisica sia psichica» (canone 1051); inoltre, il canone 1052 prescrive che se, nonostante tutte le indagini, «il vescovo per precise ragioni dubita che il candidato sia idoneo a ricevere gli ordini, non lo promuova».
Grande è la preoccupazione della Chiesa circa la qualità di coloro che ammette agli ordini sacri. La prima preoccupazione è dunque quella di escludere persone che soffrano di patologie, al punto che in tali casi, anche se la persona venisse ordinata, sarebbe irregolare e dunque impedita a esercitare il suo ministero (cfr. canone 1041). La Chiesa non si accontenta di escludere dal sacerdozio chi è infermo, ma richiede in positivo le virtù umane e spirituali necessarie per esercitare efficacemente il ministero sacerdotale. Come scriveva Giovanni Paolo ii, «i futuri presbiteri devono coltivare una serie di qualità umane necessarie alla costruzione di personalità equilibrate, forti e libere, capaci di portare il peso delle responsabilità pastorali» (Pastores dabo vobis, n. 43).

di Giuseppe Versaldi

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20 settembre 2019

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