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Vivere
l’accoglienza

· I vescovi francesi in occasione della giornata mondiale del migrante e del rifugiato ·

Parigi, 13. «Solo il futuro ci dirà se è un evento congiunturale da gestire o una mutazione storica profonda che cambierà la vita del nostro paese. In ogni caso la nostra fede nella fraternità umana ci spinge a vivere l’accoglienza»: è quanto ha affermato monsignor Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, in vista della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (14 gennaio).

«Si dice spesso che la Francia — ha spiegato Pontier — non può accogliere tutta la miseria del mondo, ma non è quello che sta facendo e non è quello che le è chiesto». Essendo nella lista dei paesi più ricchi del mondo «non potrebbe forse accogliere di più e soprattutto meglio?»; i vescovi francesi sono in disaccordo con la linea di chi vuole «respingere tutti coloro che non rientrano nel diritto d’asilo. Tanto più che nella Bibbia — ha aggiunto il presidente della Conferenza episcopale — lo straniero è spesso colui che permette di verificare la nostra conversione alla fraternità umana». La Chiesa in Francia è testimone della «grande generosità dei suoi membri e di molti concittadini: tante belle esperienze di accoglienza e d’impegno. Crediamo — ha rilanciato monsignor Pontier — che se lo stato e le comunità civili organizzassero un vero dialogo con le associazioni impegnate in quest’ambito, un vero progresso si renderebbe possibile sul terreno. L’impegno e la generosità degli uni sposerebbero le competenze e i mezzi dello stato».

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