Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Vivere a Kashing

· ​Missioni cabriniane in Cina ·

Vivere in una terra di missione durante terremoti, alluvioni e disastri naturali in generale, richiede, oltre alla pazienza già commentata, energia, coraggio, iniziativa, preghiera e sacrificio ed è tutto sommato tempo di solidarietà. La gente cerca in qualche modo di rendersi utile e riconciliarsi un po’ con il prossimo, anche se non mancano i ladri, lo sciacallaggio, la corruzione e chi si approfitta dei poveri che vengono soccorsi.

Wei-hwei-fu, il dispensario medico

Ma nei periodi di guerra le cose sono molto diverse, c’è odio, rabbia, violenza, vendette, cattiva informazione, e manca tutto. Occorre fare lunghe file per avere generi di prima necessità, e le stesse persone che sono preposte a garantire il necessario spesso sono quelle che si arricchiscono con l’indigenza degli altri.

Missionari e missionarie fanno molte esperienze di questo tipo, e così è avvenuto nella Cina dove la guerra sembrava interminabile. Chi più visse questa esperienza fu certamente madre Gesuina Ferronato, arrivata molto giovane a Kashing, che si era immersa nelle situazioni più concrete della vita missionaria. Era lei che cercava di non far mancare a bambine e suore lo stretto necessario, era lei che reclamava con le autorità di turno i pochi diritti che si potevano vantare, era lei che difendeva la dispensa anche di notte, quando i ladri cercavano di penetrare ovunque potessero trovare qualche cosa: un po’ di legna, carbone, riso, utensili per lavorare e soprattutto denaro. Con madre Gesuina le altre suore, certamente, ma era lei che trovava l’energia per lottare per la sopravvivenza di tutte le altre.

Di tutti i resoconti del periodo della guerra, che fu lungo e stressante, intercalato da pochi giorni di tranquillità e seguito da sempre nuove situazioni di conflitto, ci rimangono parecchie notizie, scritte in momenti diversi. Sebbene molto interessanti, sono difficili da far coincidere cronologicamente.

L’impressione più nitida che se ne ricava è che le suore desideravano a tutti i costi continuare la Missione e venivano costantemente frustrate dalle tante interruzioni provocate, ora dai giapponesi, ora dai cinesi, ora da situazioni di grande confusione, quando era persino difficile capire chi fosse il comandante.

A Kashing l’anno 1943 trascorse fra speranze e preoccupazioni. Le suore avevano ripreso l’attività scolastica, ma erano continuamente visitate da gendarmi giapponesi che finirono per obbligare alcune suore ad andar via dalla Cina perché appartenenti a nazioni che si erano schierate contro di loro. Ad ogni allontanamento dalla missione seguiva un iter di prigione, campo di concentramento, spostamenti da una parte all’altra. Poi, finalmente, quando intervenivano le ambasciate, le povere missionarie riuscivano a partire rattristate dal dover lasciare le altre suore da sole in quelle circostanze. Quando le suore straniere partivano, le suore cinesi che rimanevano erano angosciate e cercavano di mettere in salvo alcune cose che ritenevano importanti nelle case delle loro famiglie. Spesso per poter passare con i pacchi dovevano pagare grosse somme ai soldati di turno.

Le prime missionarie obbligate a rimpatriare furono quelle di nazionalità americana, poi anche la suora di nazionalità argentina, madre Maddalena Paladini. Il 18 marzo 1943 il Diario così riporta: «È stata richiamata dai giapponesi la Madre Maddalena. Oggi sono venuti per avvisarci che la partenza sarà il giorno 27». Permisero di farla accompagnare da due missionarie, madre Gesuina e madre Vincenza, ma a Shanghai la dovettero lasciare sola. Venne poi rinchiusa con altre suore nel San Mu yo nella scuola delle suore ausiliatrici, come prigioniera, fino alla partenza.

di Maria Barbagallo

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE