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Vivere con speranza
l’abbraccio
con il Signore

· Messa a Santa Marta ·

Nell’ultima settimana dell’anno liturgico la Chiesa invita a riflettere sulla fine, la fine del mondo, la fine di ognuno, e lo fa anche il Vangelo di venerdì 29 novembre in cui Luca (21, 29.33) ripete le parole di Gesù: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

È così — ha ribadito il Papa nell’omelia della messa celebrata nella cappella di Casa Santa Marta — «tutto finirà» ma «Lui rimarrà». E da questo Francesco ha preso spunto per invitare ciascuno a riflettere sul momento della fine, cioè della morte. Nessuno sa esattamente quando avverrà, anzi — ha fatto notare il Pontefice — si tende spesso a rimandare il pensiero credendosi eterni, ma non è così: «Tutti noi abbiamo questa debolezza di vita, questa vulnerabilità», ha spiegato il Papa che poi ha fatto un accenno personale: «Ieri meditavo su questo, su un bell’articolo che è uscito adesso sulla Civiltà Cattolica che ci dice che quello che accomuna tutti noi è la vulnerabilità: siamo uguali nella vulnerabilità». Quindi — è stata la sua riflessione — «tutti siamo vulnerabili e a un certo punto questa vulnerabilità ci porta alla morte. Per questo andiamo dal medico per vedere come va la mia vulnerabilità fisica, altri vanno per guarirsi qualche vulnerabilità psichica dallo psicologo».

La vulnerabilità dunque accomuna le persone nessuna illusione mette al riparo da essa. Francesco ha ricordato che nella sua terra c’era la moda di pagarsi in anticipo il funerale, con l’illusione di far risparmiare soldi alla famiglia. Venuta alla luce la truffa messa in atto da alcune ditte funebri, la moda passò. «Quante volte ci truffa l’illusione», è stato il commento del Pontefice, come quella di «essere eterni». La certezza della morte è invece scritta nella Bibbia e nel Vangelo, ma il Signore la presenta sempre come un «incontro con Lui» e la accompagna alla parola «speranza».

«Il Signore — ha chiarito il Pontefice — ci dice di essere preparati all’incontro, la morte è un incontro: è Lui che viene a trovarci, è Lui che viene a prenderci per mano e portarci con sé». Quindi rivolto direttamente ai fedeli presenti Francesco ha aggiunto: «Non vorrei che questa semplice predica fosse un avviso funebre! È semplicemente Vangelo, è semplicemente vita, è semplicemente dirsi uno all’altro: tutti siamo vulnerabili e tutti abbiamo una porta alla quale un giorno busserà il Signore».

Occorre dunque prepararsi bene al momento in cui il campanello suonerà, il momento in cui il Signore busserà alla porta: bisogna pregare l’uno per l’altro — è stato l’invito del Papa a quanti lo ascoltavano nella cappella di Santa Marta — per essere pronti, per aprire con fiducia la porta al Signore che viene.

Il pensiero è andato dunque ancora una volta alla caducità delle realtà terrene: «Di tutte le cose che noi abbiamo raccolto, che abbiamo risparmiato, lecitamente buone, non porteremo nulla... Ma, sì, porteremo l’abbraccio del Signore».

Quindi prima di congedarsi nel colloquio a tu per tu con i presenti il Papa ha riassunto le domande da porsi su questo tema: «Pensare alla propria morte: io morirò, quando? Nel calendario non è fissato ma il Signore lo sa. E pregare il Signore: “Signore, preparami il cuore per morire bene, per morire in pace, per morire con speranza”». Su questa parola l’ultima precisazione di Francesco: «È questa la parola che sempre deve accompagnare la nostra vita, la speranza di vivere con il Signore qui e poi vivere con il Signore da un’altra parte. Preghiamo gli uni per gli altri per questo».

di Gabriella Ceraso

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15 dicembre 2019

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