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Vittoria e maggioranza
per Abe

· I risultati delle politiche in Giappone ·

La coalizione di governo del ministro Shinzo Abe manterrà come previsto una maggioranza dei due terzi della camera bassa: questo è il verdetto delle elezioni generali di domenica.

Secondo la televisione pubblica Nhk, il Partito Liberale Democratico e il suo partner di coalizione Komeito hanno ottenuto 312 seggi, superando l’obiettivo di una “super maggioranza” che era fissato a 310 seggi. Guidato dall’ex segretario del Gabinetto Yukio Edano, il nuovo Partito Costituzionale, che ha assorbito parte dei parlamentari del defunto Partito Democratico, ottiene 54 seggi.

Il premier giapponese Shinzo Abe (Reuters)

Il partito che alla vigilia aveva creato maggiori aspettative, ovvero il Partito della Speranza di Koike Yuriko, ha invece perso il suo slancio iniziale (ottenendo solo 49 seggi). E questo, come molti sospettano, per via della rinuncia di Koike a candidarsi per la premiership, anche se di fatto è stato un calcolo politico azzeccato: le opposizioni con poco tempo a disposizione per organizzare la campagna elettorale sapevano in tutta probabilità di perdere.

«È un risultato molto duro da digerire» ha detto Koike ai giornalisti mentre si trovava a Parigi. Il fatto di non essere in Giappone durante un turno elettorale così importante, secondo alcuni analisti, può aver influito negativamente sullo scarso successo della sua formazione. Koike ha però negato qualsiasi intenzione di dimettersi da leader del partito: «Ho la responsabilità di aver fondato questo partito, quindi non mi dimetterò».

Entrambi i partiti di opposizione avevano promesso di bloccare l’aumento dell’odiata tassa sui consumi prevista per l’ottobre 2019 e al contempo si erano impegnati a sostegno di una politica energetica fatta di alternative al nucleare: prima dell’incidente di Fukushima le 50 centrali nucleari giapponesi provvedevano a ben il 30 per cento del fabbisogno energetico del paese, che nel 2017 sarebbe dovuto salire al 40 per cento.

Secondo gli analisti, due fattori hanno giocato a favore del premier Abe. Da una parte, un’opposizione divisa con proposte poco credibili (ad esempio i 12 punti del programma del Partito della Speranza, considerata da tutti utopia populista). Dall’altra, il basso numero di elettori che si sono recati ai seggi, anche se questa non è certo una novità: alle ultime elezioni il tasso di astensione è stato del 50 per cento.

Come ci si aspettava, Abe ha subito affermato che il voto è la prova provata che gli elettori sostengono le sue politiche e si fidano della sua leadership. Egli ottiene così un ulteriore mandato dopo cinque anni di potere, ma questa volta con una rinnovata confidenza nelle proprie forze soprattutto per quel che concerne gli obiettivi dichiarati dei prossimi anni.

Il primo ministro aveva indetto nuove elezioni puntando a una serie di obiettivi, soprattutto rinsaldare la sua posizione per affrontare una «crisi nazionale», ovvero le minacce missilistiche e nucleari provenienti della Corea del Nord. Abe ha sempre sostenuto la posizione del presidente statunitense, Donald Trump, nei confronti della Corea del Nord. Trump aveva ribadito che tutte le opzioni, tra cui l’azione militare, erano al vaglio per la soluzione della crisi. Il presidente, tra l’altro, sarà in visita a Tokyo dal 5 al 7 novembre prossimi.

C’è poi da affrontare l’annosa questione di una popolazione in rapido invecchiamento. Abe prevede di creare più asili nido, un problema che in passato gli aveva portato moltissime critiche, a cominciare da una campagna partita dal tweet di una madre che non riusciva a trovare un solo asilo disponibile per il suo bambino. Il punto è che la soluzione trovata da Abe e i suoi consiglieri non è stata dettata da un’oculata operazione di gestione delle casse dello stato, quindi da un taglio agli sprechi per riversare i risparmi sulla costruzione di più asili nido. Semplicemente il problema è stato risolto alzando la tassa sui consumi dall’8 al 10 per cento.

In ultimo, la questione della modifica della Costituzione pacifista. Abe ha dichiarato che spera di ottenere la comprensione del popolo giapponese per la sua proposta di revisione. Tuttavia, quella comprensione non è arrivata e il premier aveva dovuto ritirare la sua precedente proposta, che puntava alla revisione entro il 2020.

Tuttavia, dopo questo voto, è importante per Abe avere una maggioranza dei due terzi in entrambe le camere (grazie alla coalizione del suo partito con quello più piccolo di Komeito) in quanto è necessario avere quel tipo di maggioranza per proporre formalmente una revisione costituzionale, che dovrà poi passare attraverso un referendum nazionale.

da Tokyo Cristian Martini Grimaldi

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18 marzo 2019

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