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Vittoria dei Waorani in Ecuador
per la difesa della foresta amazzonica

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 «Vittoria senza precedenti! Il nostro popolo sconfigge il governo ecuadoriano in una storica decisione contro lo sfruttamento petrolifero nel nostro territorio». Così i leader della comunità indigena Waorani hanno commentato ieri su twitter il verdetto della Corte di giustizia della provincia ecuadoriana di Pastaza, nel nord-est dell’Ecuador, che giovedì ha confermato una precedente sentenza di un tribunale inferiore che aveva accolto la denuncia fatta a febbraio da sedici comunità Waorani. La richiesta da parte degli indigeni era quella di impedire alle compagnie petrolifere di entrare in 180.000 ettari della loro regione amazzonica per cercare eventuali presenze di giacimenti di petrolio. I principali giacimenti petroliferi ecuadoriani infatti si trovano nella foresta pluviale, dove si concentra un gran numero di comunità indigene. La Corte ha riconosciuto il diritto fondamentale delle comunità Waorani di esercitare l’autorità sul proprio territorio collettivo. Per questo le stesse comunità devono essere prima consultate in caso di progetti come quelli contestati.

Per il presidente della Confederazione delle nazionalità indigene ecuadoriane (Confeniae), Marlon Vargas, la sentenza è una «pietra miliare» nel processo di lotta di tutte le organizzazioni amazzoniche del paese e del mondo. La battaglia legale del popolo Waorani è infatti diventata un’icona della lotta per i diritti dei popoli indigeni contro le politiche estrattive di governi e grandi multinazionali. Gli indigeni hanno definito la sentenza inoppugnabile e definitiva.

Il ministero dell’energia e delle risorse naturali non rinnovabili, dal canto suo, ha emesso una dichiarazione in cui afferma che sta analizzando la sentenza «con l’obiettivo di portare avanti le azioni legali corrispondenti», sostenendo che il governo nel 2012 avesse consultato gli indigeni, che però sostengono di essere stati ingannati. «Riaffermiamo il nostro impegno a sviluppare le risorse naturali del paese in linea con i più elevati standard sociali e ambientali, rispettando i diritti delle comunità nelle aree di influenza dei progetti e della natura», si legge nel comunicato del ministero.

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