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Vite alla deriva
nel Mediterraneo

· Nel fine settimana altri dieci morti e oltre 5800 persone soccorse ·

Nel Mediterraneo si è purtroppo aggiornato nel fine settimana il doloroso conteggio dei morti — sono dieci le persone morte, di stenti o annegate, tra i migranti e profughi dei barconi — ma per fortuna anche quello delle vite salvate. 

Secondo i dati della Marina italiana, oltre 5.800 persone sono state tratte in salvo in operazioni che hanno impegnato allo spasimo i suoi mezzi e i suoi uomini, oltre a quelli di una nave militare francese e di alcuni mercantili. La rilevanza della cifra e il numero crescente di interventi di soccorso confermano come l’arrivo della buona stagione stia intensificando le partenze, ma anche che queste avvengono su imbarcazioni sempre più insicure. I primi tre morti, probabilmente uccisi dagli stenti della traversata, sono stati trovati a bordo di uno dei due gommoni soccorsi a 45 miglia marine a nord di Tripoli da un mercantile. Altri quattro morti erano a bordo di un gommone con 73 migranti, soccorsoa 35 miglia a nord est di Tripoli. Altre due persone sono state trovate in condizioni gravissime. Tre uomini sono invece morti quando la salvezza era a un passo: si sono lanciati in acqua nel tentativo di raggiungere un rimorchiatore che si stava avvicinando per i soccorsi. Né le vie migratorie del mare sono le uniche segnate dalla tragedia. I cadaveri di 26 immigrati, originari della Birmania o del Bangladesh, sono stati ritrovati in una fossa comune nella provincia thailandese di Songkhla. Le ricerche erano scattate dopo i sospetti di maltrattamenti subiti da immigrati prigionieri in un campo di lavoro di una banda di trafficanti di esseri umani.

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