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Vitalità della Chiesa accanto a un popolo che soffre

· La visita del cardinale Fernando Filoni nella Repubblica Democratica del Congo ·

Netta e decisa la posizione della Chiesa che è nella Repubblica Democratica del Congo contro ogni tentativo di dividere il Paese. I vescovi della Conferenza episcopale, alla conclusione della   plenaria di questo mese di luglio, hanno rivolto un coraggioso appello a tutti i congolesi  affinché si adoperino per scongiurare  la minaccia di chi vuole «balcanizzare» la loro terra per impossessarsi delle sue  ricchezze naturali. I presuli nel messaggio finale - di cui abbiamo dato notizia nella edizione di venerdì 13 luglio - hanno anche denunciato l'occupazione illegittima di vaste zone del Paese, ricordando che «l'integrità del territorio nazionale non è negoziabile».

È significativo che proprio in questo ennesimo momento delicato che vive la nazione africana, durante il quale la Chiesa è chiamata a farsi più prossima al popolo congolese, spesso vittima di situazioni che vanno oltre le sue stesse forze, il cardinale prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, Fernando Filoni, abbia deciso di  recarsi personalmente nel Paese africano per una visita pastorale e incontrare i vescovi nel corso della loro plenaria.

E proprio questa sua presenza tra i membri dell'episcopato è stato forse il momento più significativo degli otto giorni trascorsi dal prefetto nella Repubblica democratica del Congo (30 giugno - 6 luglio). Se non altro proprio per i vescovi si è trattato di un'iniezione di fiducia in un momento di grande difficoltà. Il primo incontro è avvenuto domenica 1° luglio nella cattedrale di Kinshasa dove il cardinale ha presieduto la celebrazione della messa. Significativa la sua omelia dalla quale i presuli congolesi hanno certamente tratto ispirazione per il prosieguo della loro azione. Commentando infatti le letture liturgiche, in particolare il racconto della guarigione dell'emorroissa e la risurrezione della figlia di Giairo, il porporato ne ha sottolineato l'attualità. «Sul piano sociale - ha detto - la malattia e la morte che hanno indotto l'intervento di Gesù rappresentano tutti i mali e le tragedie di cui soffrono oggi i congolesi. Molti sono vittime di ingiustizie sociali, della violazione dei diritti umani, della violenza indiscriminata, di guerre incessanti e dell'insicurezza. I flagelli della povertà, delle malattie, dell'odio e della divisione sono una vera causa di sofferenza per gli individui e per le famiglie».

Parallelamente «sul piano ecclesiale - ha aggiunto -  la malattia e la morte rappresentano il nostro peccato personale e comunitario, i problemi morali e spirituali che affliggono la Chiesa e i comportamenti contrari alla nostra vocazione cristiana alla santità. Sono le gelosie che creano conflitti e divisioni all'interno delle comunità cristiane, il tribalismo, il nepotismo e tutto ciò che provoca il rifiuto dell'altro, la mancanza di fede sincera e di impegno che si traduce nella frequenza irregolare ai sacramenti, nel sincretismo religioso, nella frequentazione delle sette e nell'apostasia. Emerge in modo particolare la situazione problematica della famiglia, a causa della mancanza di rispetto della morale coniugale cattolica, della convivenza, del divorzio e della poligamia. Su tutte queste questioni, la Chiesa-famiglia nella Repubblica Democratica del Congo ha bisogno di conversione e di rinnovamento. Per voi, la voce di Gesù risuona ancora più forte: Talitha kum! Alzati! Lui vi invita ad un sussulto spirituale».

Nel contesto attuale, «la missione prioritaria per la Chiesa del Congo è - ha concluso l'omelia - la promozione della riconciliazione, della giustizia e della pace».

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