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Vita e morte
non sono divisibili

· La musica e il primo conflitto mondiale ·

Quando il suo comandante di brigata, il generale Page Croft, scrisse ai familiari per informarli della sua morte si accorse che non sapevano di avere un parente che già da tempo era stato insignito della croce di guerra.

La copertina disegnata da Ravelper «Le tombeau de Couperin»

Il superiore, a sua volta, scoprì che l’uomo che stava commemorando era uno dei promettenti compositori inglesi della sua generazione. Deve essere stato un tipo riservato George Sainton Kaye Butterworth (1885–1916), ottimo soldato e artista che già nel 1911 metteva in musica un testo premonitore sui giovani che sarebbero morti in guerra. Lo scrive Marcello Filotei sottolineando che Butterworth non è l’unico musicista che ha scritto di guerra e nemmeno il più importante. È stato un uomo travolto da quella che in molti pensavano fosse un’avventura dinamica esaltante e invece è stato un massacro statico. Tutti fermi ad attendere che i compagni morissero a pochi metri di distanza urlando per il dolore. Ma inutile tentare di fermare quell’attimo, l'ha già fatto Ungaretti: «Un’intera nottata / buttato vicino / a un compagno / massacrato / con la bocca / digrignata / volta al plenilunio / con la congestione / delle sue mani / penetrata / nel mio silenzio / ho scritto / lettere piene d’amore. / Non sono mai stato / tanto / attaccato alla vita».

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