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Vita da sfollati ad Haiti

· L'Onu appronta tendopoli per centinaia di migliaia di persone ·

A dieci giorni dal terremoto ad Haiti, mentre è ancora in corso la ricerca di sopravvissuti sotto le macerie — ma questa mattina l'Onu ha comunicato che l'azione delle squadre di soccorso si sta ormai concentrando sull'assistenza agli sfollati — si incomincia a intravedere una prima razionalizzazione degli interventi, dopo il caos registrato finora. Proprio oggi, però, l'Unicef, l'agenzia dell'Onu per l'infanzia, ha denunciato la scomparsa dagli ospedali di 15 bambini. Jean-Claude Legrand, esperto dell’Unicef per la protezione, in un incontro con la stampa a Ginevra ha insistito sull’esistenza di reti per la tratta di bambini. Secondo Legrand, queste reti già esistevano prima del sisma e molte hanno rapporti con il mercato illegale delle adozioni e di conseguenza, dopo catastrofi come il sisma si attivano immediatamente per sfruttare la situazione.

Il Governo haitiano e la Minustah, la missione dell'Onu, hanno incominciato ad attrezzare campi per le centinaia di migliaia di sfollati. Secondo quanto comunicato ieri dal ministro haitiano dell’Interno, Paul Antoine Bien-Aimé, il piano per la sistemazione degli sfollati prevede in una prima fase — che durerà comunque molti mesi — la creazione di tendopoli, mentre successivamente imprese private costruiranno appartamenti con l’aiuto degli stessi sfollati. In merito, l'inviato speciale dell'Onu per Haiti, l'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, ha annunciato ieri il lancio di un programma cash for work (contanti in cambio di lavoro), in base al quale gli haitiani impegnati nella ricostruzione riceveranno un salario prelevato dai fondi stanziati dalla comunità internazionale.

In ogni caso, i funzionari che si stanno occupando della sistemazione degli sfollati temono che le tendopoli possano durare a lungo e quindi stanno valutando con molta attenzione i luoghi dove realizzarle. A Croix des Bouquets, un sobborgo della capitale Port-au-Prince, le truppe brasiliane della Minustah hanno incominciato a preparare un campo in grado di accogliere trentamila persone.

Accrescono il disagio le scosse di assestamento e la pioggia, che rende una tenda un bene di prima necessità. Chi non riesce a trovarne una si attrezza come può: le foto satellitari mostrano campi di calcio, parcheggi, prati limitrofi agli aeroporti presi d’assedio dagli sfollati che si riparano con ciò che trovano.

La prima fase dell'emergenza, quella della ricerca di sopravvissuti, sembra purtroppo ormai avviata a conclusione, anche se le squadre di soccorso si rifiutano di interrompere il loro lavoro. Ma intanto lo sforzo si concentra sulla distribuzione di cibo, acqua e medicinali. Ieri si è riusciti finalmente ad aprire un corridoio umanitario con la confinante Repubblica Dominicana. Martin Nesirky, uno dei portavoce dell'Onu, ha detto che convogli di aiuti, passata la frontiera, transiteranno su strade presidiate dai militari della Minustah. Nesirky ha aggiunto che circa 150 voli umanitari al giorno atterreranno nei quattro scali riaperti. Inoltre, nel porto della capitale Port-au-Prince, reso di nuovo parzialmente operativo, ha attraccato una prima nave di aiuti.

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16 settembre 2019

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