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Visita a Damasco del ministro degli Esteri russo

· Assad promette collaborazione ma Washington esprime scetticismo ·

«Un incontro molto utile». Così il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ha definito l’incontro avuto con il presidente siriano, Bashir Al Assad, a Damasco. A pochi giorni dal veto russo-cinese sulla risoluzione al Consiglio di sicurezza Onu, Mosca cerca di aprire spiragli in vista di una soluzione pacifica della crisi. Assad ha promesso collaborazione per promuovere la stabilità del Paese, impegnandosi ad aprire un dialogo con tutte le forze politiche, ad approvare in tempi più brevi possibili una nuova costituzione che sia sottoposta a referendum popolare. Gli Stati Uniti, tuttavia, si sono detti scettici sulla reale consistenza di tali promesse.

Dure critiche da parte della Turchia. Il presidente siriano — ha detto il premier turco, Recep Tayyip Erdogan — si è infilato «in un vicolo cieco» e presto o tardi gli verrà «presentato il conto» per la repressione, in particolare a Homs. Ankara, ha aggiunto Erdogan, è impegnata in «sforzi per facilitare la pace e la stabilità in Siria».

Il presidente Assad «deve farsi da parte, non può uccidere la propria gente e restare» ha detto l’Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, in una dichiarazione rilasciata dopo il suo incontro con il ministro degli Esteri brasiliano, Antonio Patriota. A Damasco, ha detto Ashton, «abbiamo bisogno di vedere un processo di transizione che sia inclusivo di tutto il popolo, delle minoranze all’interno della Siria, come della maggioranza, per trovare una via verso una soluzione pacifica della crisi». L’Ue — ha assicurato Ashton — in occasione della prossima riunione dei ministri degli Esteri a fine mese, continuerà a valutare «cosa può essere ancora fatto per mettere una forte pressione politica sul regime».

Intanto, il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi di Sant’Agata, ha convocato a Roma «per consultazioni» l’ambasciatore, Achille Amerio, dopo aver convocato alla Farnesina il rappresentante diplomatico siriano a Roma, Khaddour Hasan. Anche Belgio, Tunisia, Spagna e Olanda hanno richiamato i rispettivi ambasciatori a Damasco per consultazioni. I Paesi aderenti al Consiglio di cooperazione del Golfo Persico (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Bahrein) hanno deciso di ritirare i propri rappresentanti diplomatici e di espellere gli ambasciatori siriani.

Sul terreno, le violenze proseguono. Ieri, stando a fonti degli attivisti, sono state uccise 25 persone a Homs, Idlib, Daraa e nei sobborghi di Damasco. L’Unicef (il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) ha riferito che almeno quattrocento bambini sono stati uccisi nelle violenze di questi dieci mesi. Altri venti bambini — dicono gli attivisti — sono stati uccisi nella notte a Homs. Il Governo di Damasco attribuisce la responsabilità dei disordini a gruppi armati di terroristi.

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