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Visegrád attacca Bruxelles

· No alle sanzioni per chi non accoglie migranti ·

I leader di Polonia, Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia a Varsavia (Ansa)

I cosiddetti paesi di Visegrád, dopo un incontro quadrilaterale a Varsavia, hanno annunciato di opporsi a quello che giudicano come un “ricatto” della maggioranza dell’Unione europea che lega la politica migratoria a quella finanziaria, riducendo gli aiuti a chi non accoglie i profughi. Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia hanno dunque ribadito il loro rifiuto ad adempiere agli impegni che tutti i paesi del consiglio hanno preso un anno fa a ricollocare, secondo quote previste, profughi e richiedenti asilo approdati in Italia e Grecia. Il blocco di Visegrad ha respinto l’ipotesi che si sta facendo strada tra i 27 per il prossimo budget dal 2021: condizionare l’erogazione dei fondi strutturali al rispetto delle decisioni sui migranti. Da parte sua, la portavoce della Commissione Ue per le migrazioni, Natasha Bertaud, mette in guardia: «Nessun paese può ritirarsi unilateralmente dal piano, che è legalmente vincolante».

Intanto, in tema di migranti la Corte europea dei diritti umani, che fa capo al Consiglio d’Europa, organo a 47 paesi, ha condannato la Russia per il trattamento inflitto a quattro richiedenti asilo provenienti da Iraq, Palestina, Siria e Somalia. I giudici di Strasburgo hanno definito la detenzione per mesi del 2015 nell’area di transito dell’aeroporto di Mosca, «illegale, inumana e degradante».

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20 maggio 2019

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