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Violenze senza fine in Siria

· Secondo l’Onu sono oltre 7.500 le vittime ·

Mentre dalla Siria giungono drammatiche denunce di persistenti e quotidiane stragi di civili, non danno ancora risultati gli sforzi della diplomazia internazionale, che si conferma divisa, di dare soluzione alla crisi. Di almeno 7.500 morti dall’inizio delle proteste, nel marzo scorso, ha parlato il vice segretario generale dell’Onu per gli affari politici, Lynn Pascoe, in un’audizione ieri al Consiglio di sicurezza. Pascoe ha spiegato di non poter fornire il numero esatto delle vittime delle proteste, ma ha sostenuto che secondo rapporti credibili, in Siria muoiono oltre cento persone al giorno. Pascoe ha sostenuto che le mancate decisioni del Consiglio di sicurezza per «fermare la carneficina» hanno incoraggiato il Governo siriano a ritenere di poter agire «impunemente». Secondo Pascoe, circa 25.000 siriani sono scappati nei Paesi limitrofi mentre gli sfollati interni sono tra i cento e i duecentomila.

Il nunzio apostolico in Siria, l’arcivescovo Mario Zenari, in un’intervista ieri a Radio Vaticana, ha detto che molte delle vittime della repressione sono bambini, almeno cinquecento secondo l’Unicef. Il nunzio ha citato l’uccisione anche di un bimbo di dieci mesi, preso dai militari e fucilato con tutta la sua famiglia in una località vicina a Homs, e quella una bambina falciata da colpi di arma da fuoco mentre partecipava al funerale di un’altra bambina.

Oggi il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, riceverà a New York il suo predecessore, Kofi Annan, che ha nominato inviato speciale per la Siria, per definire le prossime mosse da intraprendere per fermare il massacro. Anche la responsabile dell’ufficio dell’Onu per gli affari umanitari, Valerie Amos, è pronta ad andare a Damasco per negoziare l’accesso degli aiuti umanitari alla popolazione non appena le verrà permesso dalle autorità siriane di entrare nel Paese.

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14 ottobre 2019

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