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Aumentano le violazioni dei diritti umani

· Nella Repubblica Democratica del Congo ·

Non c’è tregua alle violenze nella Repubblica Democratica del Congo. Questa mattina — secondo quanto riferisce la France Presse — un capitano dell’esercito è stato ucciso da un gruppo di uomini armati. L’uomo stava facendo ritorno a a casa dopo una riunione sulla sicurezza in villaggio nella regione del Kasai, epicentro di sanguinosi scontri negli ultimi mesi. 

Congolesi in fuga dalle violenze

«Due uomini hanno aperto il fuoco contro di lui ed è morto» ha dichiarato una fonte locale. Secondo altre fonti, tuttavia, dietro l’agguato ci sarebbe un contenzioso su un pacco contenente alcuni diamanti in possesso del capitano. I diamanti — come sottolineano numerosi osservatori internazionali — sono una delle principali risorse del paese al centro delle violenze. L’uccisione del capitano dell’esercito è solo l’ultimo capitolo di una lunga scia di orrore e morte. Una situazione troppo spesso dimenticata dalla stampa mondiale. Ieri le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme per «un aumento significativo» delle violazioni dei diritti umani in Repubblica democratica del Congo. In cima alle preoccupazioni dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) c'è la crisi nel sud-est del paese, soprattutto nelle province del Haut Katanga e del Tanganyika. «In un mese circa 3400 civili sono fuggiti nel confinante Zambia» ha riferito da Ginevra un portavoce dell’agenzia, Andrej Mahehic. Scontri interetnici, combattimenti tra milizie e soldati congolesi, violenze di una brutalità estrema, esecuzioni sommarie di civili, donne stuprate, case incendiate e saccheggi sono stati denunciati dai congolesi rifugiati in Zambia. Tra questi, precisa l’Onu, il sessanta per cento di bambini è affetto da malnutrizione, malaria, problemi respiratori, dissenteria e malattie della pelle. Una nuova crisi umanitaria regionale difficile da gestire per le pessime condizioni logistiche e a poche settimane dall’inizio della stagione delle piogge.

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16 luglio 2019

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