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Violenze contro i bambini rohingya

· Dramma senza fine nel Myanmar ·

Non conosce fine il dramma della minoranza etnica dei rohingya, discriminata in Myanmar perché non riconosciuta come parte della nazione. E sono soprattutto i bambini a pagarne le conseguenze. La vita di centinaia di migliaia di piccoli rohingya — denuncia l’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia — sta diventando sempre più difficile e, soprattutto, con sempre meno speranze.

Bimbo rohingya in un campo profughi

I rohingya sono considerati dalle Nazioni Unite una delle minoranze più perseguitate al mondo. Si tratta di un gruppo etnico musulmano che vive principalmente nel nordovest del Myanmar, nello stato del Rakhine, al confine con il Bangladesh, uno dei più poveri della regione. Il Rakhine conta circa un milione di abitanti rohingya su una popolazione di almeno tre milioni di persone, a maggioranza buddista. Più di 140.000 rohingya vivono in campi profughi, che non possono lasciare senza il permesso del governo locale. I numeri di questo dramma sono impressionanti. L’83 per cento degli sfollati racconta di essere stato vittima di violenza e tortura e il sessanta per cento di loro sono donne e bambini. Nei campi i minori arrivano in condizioni allucinanti: il 33 per cento di quelli sotto i 5 anni è gravemente malnutrito, mentre oltre 20.000 necessitano di immediata assistenza umanitaria. Sono bambini estremamente vulnerabili — riporta l'Unicef — che hanno bisogno di cibo, assistenza psicologica, ma soprattutto di protezione: basti pensare che molti di loro sono senza genitori o parenti e rischiano di incorrere in matrimoni forzati, o di rimanere invischiati nel giro della prostituzione o dello sfruttamento. 

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20 settembre 2019

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