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Violenti scontri
in Uganda

· Cinquantaquattro le vittime ·

 Pesantissime, nell’ovest dell’Uganda, le conseguenze dei ripetuti e violenti scontri di ieri tra le forze di sicurezza e una milizia tribale secessionista in un distretto remoto, vicino al confine con la Repubblica Democratica del Congo. Finora le vittime accertate delle violenze sono cinquantaquattro — quarantuno ribelli e tredici agenti — ma si teme che possano essere molte di più. 

Soldati ugandesi in azione al confine con la Repubblica democratica del Congo

Lo hanno confermato alla stampa locale fonti della polizia. Un portavoce ha aggiunto che tra i molti feriti — alcuni ricoverati in ospedale in gravi condizioni — ci sono poliziotti, membri della guardia reale, responsabili delle forze di sicurezza e militanti separatisti. L’ondata di violenza — indicano gli analisti politici — è il risultato della progressiva intensificazione di un conflitto in corso da lungo tempo tra le forze di sicurezza ugandesi e i ribelli seguaci di un re tribale, Wesley Mumbere, sovrano del regno del Rwenzururu, noto nel paese africano per le continue critiche contro l’attuale governo di Kampala, presieduto da Yoweri Museveni, presidente dal 1986.

Gli scontri, avvenuti in particolare presso la città di Kasese, sono aumentati quando le truppe governative hanno cercato di fare irruzione nelle proprietà del re tribale, nel tentativo di disarmare le guardie. Dopo che i ribelli hanno ucciso quattro poliziotti, le forze di sicurezza hanno lanciato una vasta offensiva per fermare le guardie e gli altri gruppi a sostegno del re, che ha negato qualsiasi ruolo negli attacchi contro gli agenti. Mumbere — ricordano gli osservatori — è il sovrano del popolo Bakonzo in Uganda e alcuni dei suoi più accesi sostenitori chiedono la separazione dal Paese, con l’obiettivo di istituire nell’ovest del paese una “repubblica” nota con il nome di Yiira.

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24 agosto 2019

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