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Violazioni sistematiche

· La denuncia nella quarta congregazione generale di martedì pomeriggio ·

 La violazione sistematica dei diritti dei popoli originari dell’Amazzonia e la vita a rischio dell’intera regione, ferita nel suo habitat, sono stati al centro della riflessione della quarta congregazione del Sinodo dei vescovi, con cui si è conclusa, nel pomeriggio di martedì 8 ottobre, la seconda giornata di lavori del Sinodo speciale.

Anche questa sessione si è svolta alla presenza dal Papa, con la partecipazione di 182 padri. Presidente delegato di turno era il cardinale Barreto Jimeno, sedici sono stati gli interventi programmati e nove quelli liberi. Nell’aula forte è risuonato l’appello affinché la Chiesa con la sua voce autorevole in ambito morale e spirituale tuteli sempre la vita, denunciando le tante strutture di morte che la minacciano. Gli intervenuti hanno ribadito il loro fermo “no” all’individualismo o all’indifferenza che fa guardare la realtà da spettatori, come in uno schermo, e il “sì” a una conversione ecologica centrata sulla responsabilità e su un’ecologia integrale che ponga al centro innanzitutto la dignità umana, troppe volte calpestata.

La situazione inaccettabile del degrado ambientale nella regione — è stata la denuncia — va affrontata in modo serio da tutta la comunità internazionale, spesso indifferente di fronte allo spargimento di sangue innocente. Le popolazioni native, custodi delle riserve naturali, evangelizzate con la croce di Cristo, vanno considerate alleate nella lotta ai cambiamenti climatici, in un’ottica sinodale, ovvero di cammino “insieme”, in amicizia.

Nell’intervento di un delegato fraterno a tal proposito è stata messa in luce la necessità di unire le forze e porsi in dialogo, perché l’amicizia — ha detto — «rispetta, protegge e cura». Da più parti è arrivato l’invito alla Chiesa a divenire alleata dei movimenti sociali di base, a porsi in ascolto umile e accogliente nei confronti della cosmovisione amazzonica, e a comprendere il diverso significato, rispetto alla tradizione occidentale, dato dalle culture locali a simboli rituali.

È stato auspicato uno sviluppo sostenibile che sia socialmente giusto e inclusivo e che combini conoscenze scientifiche e tradizionali, perché il futuro dell’Amazzonia, realtà viva e non museale, è nelle mani degli uomini. Invocata, inoltre, una conversione ecologica che faccia percepire la gravità del peccato contro l’ambiente alla stregua di un peccato contro Dio, contro il prossimo e le future generazioni. Da qui la proposta di approfondire e divulgare una letteratura teologica che includa insieme a quelli tradizionalmente noti anche i “peccati ecologici”.

Un appello a unire le forze nella formazione dei missionari amazzonici, laici e consacrati, ha contribuito ad arricchire la riflessione sui ministeri. Appare infatti necessario ai padri sinodali coinvolgere di più i popoli indigeni nell’apostolato a cominciare dalla promozione del diaconato indigeno permanente e dalla valorizzazione del ministero laicale, intesi come autentica manifestazione dello Spirito Santo. E in proposito è stato richiesto inoltre un maggiore coinvolgimento della presenza femminile nella Chiesa.

Il tema dei criteri di ammissione al ministero ordinato è tornato in più di un intervento. C’è chi ha esortato alla preghiera per le vocazioni, immaginando la trasformazione dell’Amazzonia in grande santuario spirituale dal quale innalzare l’invocazione al “Padrone della messe” affinché mandi nuovi operai per l’annuncio del Vangelo. L’insufficienza numerica dei presbiteri — è stato rilevato — è un problema non solo amazzonico, ma comune a tutto il mondo cattolico. Da qui l’invito a un serio esame di coscienza su come oggi si vive la vocazione sacerdotale. La mancanza di santità infatti è ostacolo alla testimonianza evangelica: non sempre i pastori portano con loro il profumo di Cristo e finiscono per allontanare le pecore che sono chiamati a guidare.

Evidenziato anche l’esempio luminoso dei martiri dell’Amazzonia, come quello di due servi di Dio uccisi nello Stato brasiliano di Mato Grosso: il salesiano Rudolf Lunkenbein e il laico Simão Cristino Koge Kudugodu. Conversione ecologica è infatti in primis conversione alla santità. Questa ha un enorme potere attrattivo tra i giovani, per i quali si sollecita una rinnovata pastorale, più dinamica e attenta. Si desidera che siano poste in luce, anche tramite i media, le tante testimonianze di buoni sacerdoti e non solo gli scandali esistenti che purtroppo occupano tante pagine di giornali. Inoltre se piaghe come violenza, droga, prostituzione, disoccupazione e vuoto esistenziale minacciano le nuove generazioni, andrebbe rimarcato come non manchino esempi positivi di tanti giovani cattolici.

Occhi puntati anche sul tema dell’immigrazione, che in Amazzonia ha molteplici volti, ma che sempre esige un’azione ecclesiale coordinata, fondata sull’accoglienza, la protezione, la promozione e l’integrazione.

La quarta congregazione si era aperta con la preghiera di tutta l’assemblea per il cardinale brasiliano Serafim Fernandes de Araújo, morto novantacinquenne a Belo Horizonte. Guidati dal Papa, i padri sinodali hanno elevato un Padre Nostro, un’Ave Maria, un Gloria e l’eterno riposo per il porporato defunto.

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