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Violata la tregua

· L’esercito di Assad riprende i bombardamenti sul Ghouta orientale ·

Damasco, 26. A meno di 24 ore dall’approvazione al palazzo di Vetro dell’Onu di una nuova tregua di trenta giorni, le violenze in Siria sono riprese con maggiore intensità. Nonostante gli appelli e gli sforzi della diplomazia, bombardamenti e scontri sono stati registrati nel Ghouta orientale, l’area alle porte di Damasco dove nei giorni scorsi si sono registrati centinaia di morti, ma anche in altre città come Idlib, Deraa, Hama e nella regione di Afrin al confine con la Turchia.

Nel Ghouta orientale le forze governative siriane hanno bombardato da cielo e da terra. Nel distretto di Al Marj i militari siriani leali al presidente Assad stanno guadagnando terreno, ma devono fare i conti con la resistenza dei ribelli, in particolare del gruppo Jaysh Al Islam (l’esercito dell’Islam) la principale formazione operativa nell’area. Negli scontri di ieri i morti — stima l’Osservatorio siriano per i diritti umani — sarebbero almeno venti, decine i feriti e centinaia i prigionieri da una parte e dall’altra. I media locali, inoltre, riportano testimonianze di civili che denunciano attacchi chimici: diverse persone avrebbero riportato sintomi di esposizione al gas cloro dopo un raid.

Da domenica scorsa il bilancio dell’escalation nel Ghouta orientale è di 520 morti, tra i quali 127 bambini. L’ong Syrian network for human rights ha documentato, dall’inizio della guerra in Siria nel 2011, l’uccisione nella regione di quasi 13.000 civili, tra i quali oltre 1400 bambini. Bilanci destinati tragicamente a crescere. Oltre 250.000 persone sono ancora intrappolate nelle zone dei combattimenti: mancano di tutto, dal cibo all’acqua potabile, alle medicine più essenziali.

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