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Vinse i suoi persecutori con la mitezza e il perdono

· A Würzburg la beatificazione di Georg Häfner presieduta dal cardinale Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi ·

«Vinse i suoi persecutori con la mitezza e il perdono». È il nucleo del messaggio che il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha letto al termine della beatificazione di Georg Häfner, da lui presieduta in rappresentanza del Pontefice domenica 15 maggio, nella cattedrale di Würzburg.

Ricordando la figura del sacerdote tedesco morto il 20 agosto 1942 nel campo di concentramento di Dachau, il porporato ha rivelato come Benedetto XVI sia rimasto «particolarmente commosso dallo spettacolo edificante di questo sacerdote martire, suo conterraneo». Nella lettera apostolica di beatificazione, infatti, il Papa lo ha elogiato come «sacerdote e martire, che con zelo e prudenza testimoniò il Vangelo, proclamandone, senza incertezze, la verità a quanti erano affidati alle sue cure pastorali».

«Il martire — ha detto il cardinale — si distingue per la radicalità con cui testimonia il Vangelo. La morte in odium fidei , subita dal beato per mano dei suoi oppressori, mostra come egli fosse tutto di Cristo e affidasse a lui tutta intera la sua esistenza e la stessa morte, patita nella condizione disumana del campo di concentramento di Dachau. Nell’inferno della prigione egli fu un raggio di luce divina, sciogliendo il nodo della violenza con la sua carità».

«Come martire di Cristo — ha aggiunto — egli proclamò con zelo e prudenza la verità del Vangelo e difese fino alla morte la sua identità e la sua dignità di sacerdote cattolico. Egli vinse i suoi persecutori con la mitezza e il perdono».

Quale insegnamento ha lasciato il beato al nostro tempo? Essenzialmente, ha fatto notare il cardinale, «egli ci insegna a essere forti nella fede, a non aver paura di coloro che umiliano la Chiesa e i suoi ministri con calunnie e persecuzioni. La storia mostra come i sacerdoti cattolici in ogni tempo e in ogni parte della terra abbiano sempre dato testimonianza di vera santità, educando l’umanità al bene e al vero, nella difesa dei diritti fondamentali di ogni persona umana alla vita e alla libertà di coscienza».

Sulla stessa linea il vescovo di Würzburg, monsignor Friedhelm Hofmann, che nell’omelia ha ripercorso le tappe fondamentali della vita del nuovo beato. «Nell’inferno di Dachau — ha detto — lui e i suoi compagni di prigionia, che troppo spesso venivano ferocemente tormentati, sviliti e torturati a morte, trassero dalla preghiera e dalla celebrazione dell’Eucaristia la forza per chiedere e concedere perdono, perfino ai loro aguzzini. L’esortazione di Gesù: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano” spesso ci appare eccessiva. E non possiamo nemmeno arrivare a ciò da soli. Per questo abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio. Il fatto che però sia possibile ce lo dimostrano le persone che, in situazioni estreme della loro vita, hanno ricevuto in dono da Dio la forza per farlo».

«Perciò — ha continuato il presule — questa testimonianza di fede a Dachau ci fa guardare con profonda gratitudine a Georg Häfner come beato. Ha fatto propria questa esortazione di Gesù e l’ha vissuta con coerenza. Ciò emerge dalle sue lettere dal campo di concentramento, dove scrive: “Non vogliamo maledire nessuna persona, non vogliamo provare rancore verso nessuno, con tutti vogliamo essere buoni”, oppure “Per me non esistono nemici”».

Questa beatificazione, ha poi evidenziato, «non significa semplicemente aggiungere un altro nome alla schiera di santi e beati, bensì imparare da lui come far riuscire meglio la nostra vita. Il modo in cui don Häfner era radicato nel Signore presente, in cui era orientato al cielo, dove la nostra vita troverà compimento, in cui approfondiva giorno dopo giorno la relazione con Cristo, lo rende avvocato e testimone della vita vera. Anche noi siamo chiamati a questo. La preghiera intensa non è un lusso pio, bensì il cammino verso l’incontro personale con Dio. Prendiamoci il tempo necessario per questo, al fine di poter dare anche noi oggi una testimonianza di fede convincente».

Häfner, ha concluso il vescovo, «viene beatificato come testimone esemplare di fedeltà alla propria fede nei tempi difficili del nazionalsocialismo, si rende però anche omaggio a tutti i testimoni senza nome e sconosciuti che in quei tempi difficili hanno a loro volta vissuto con fedeltà e coerenza la propria fede opponendo così resistenza ai nazionalsocialisti. Tra questi vi sono tutti gli uomini e le donne, i sacerdoti e i religiosi, che anche per la loro fede e la loro coscienza hanno sopportato soprusi, rappresaglie, persecuzioni, detenzione e campi di concentramento».

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