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Vino sempre nuovo

· Comunicare Gesù ·

In tempi di crisi, non rinunciamo certo al vino. Necessario, più che alla vita biologica, a scandire il tempo e a distinguere la festa: brindiamo, celebriamo, assaporiamo. Anche la sobrietà non può esistere infatti senza gioia. Il nuovo manuale di Flavio Placida Comunicare Gesù. La catechesi oggi (Roma, Urbaniana University Press, 2015, pagine 374, euro 32.30) è davvero colmo della certezza che la catechesi offra vino nuovo. Per questo, studiarla ed esercitarla modifica interiormente, attiva nella comunità un processo di continua revisione. Indispensabili, secondo Gesù, otri nuovi. 

Filippo De Pisis, «Pesce, bottiglia di vino e coltello»  (XX secolo)

Così, «per quanto si ritenga qualcosa di conosciuto e di praticato da secoli nella Chiesa, possiamo intendere la catechesi come un vaso che ringiovanisce sempre e fa ringiovanire colei che lo custodisce e lo amministra: la Chiesa e al suo interno ogni suo figlio». Placida rinvia a Ireneo di Lione, che descriveva con queste parole l’azione dello Spirito in una Chiesa alle prese col presente, impegnata a trasmettere quella Parola «solida da ogni parte, che «rimane sempre uguale», pur senza replicare in modo inerte quanto richiesto da altre stagioni.
Una struttura semplice, lineare, tripartita caratterizza quest’opera rivolta principalmente a studenti, catechisti e operatori pastorali, cosicché — avvantaggiandosi della ricerca teologica più recente — essi possano davvero ringiovanire mentre assumono la radicalità del proprio compito evangelizzatore.
La prima parte del volume offre uno sguardo all’evoluzione storica della catechesi e presenta i principali pronunciamenti magisteriali che la riguardano. Seguono i sei capitoli centrali, volti ad analizzare i pilastri della catechetica: l’identità dinamica, in perenne costruzione, della formazione alla vita cristiana; i vari modelli metodologici in rapporto alla pedagogia divina; le sfide proprie del nostro tempo; la fonte, il contenuto e la trasmissione del messaggio; linguaggi antichi e nuovi; la dimensione comunitaria in cui Gesù si comunica. Nella terza parte Placida orienta lo sguardo del lettore ai molteplici contesti in cui oggi la catechesi prende forma, accompagnandolo dapprima a intravvederne la dimensione ecumenica e un orizzonte globale di pluralismo religioso; quindi a cogliere la multiformità delle proposte sorte nelle Chiese dei diversi continenti; infine a focalizzare le specificità del progetto catechistico italiano.
L’autore elogia l’azione catechetica quale «forma specifica di annuncio del vangelo». Forse oscuro appare, invece, sullo sfondo della sua analisi, il tempo che ci è dato di attraversare, se la contemporaneità può essere detta «con una sola parola», una stagione di perdita del senso di Dio, di offuscamento della tensione al soprannaturale: l’uomo vivrebbe tout court «solo in riferimento a sé stesso, alle proprie sensazioni, come un essere vuoto senza vocazione al trascendente».
Una proposta di ricerca che conosce «la difficile arte del ricalcolo del percorso» ha però tutti i numeri per non indugiare su ciò che manca o che appare perduto e per stimolare quella creatività missionaria che, in ogni tempo, ha contraddistinto la gioia di dover comunicare Gesù. Il vino nuovo del Vangelo scorre ancora, a condizione che ripetitività e standardizzazione non spengano lo Spirito: per questo Placida coglie nel segno quando chiama un’intera comunità ad attivarsi, in un’ampia gamma di vocazioni e ministeri, affinché gli itinerari di catechesi guadagnino un maggiore «orientamento spirituale». Destinatarie non sono masse indistinte, ma persone in cui riconoscere e accompagnare un desiderio di conversione, di discepolato e di adesione alla Chiesa, non fine a sé stesso, ma piuttosto condizione per non mancare la propria storia. Spirituale è, infatti, che ciascuno percorra il sentiero che è suo, assuma la responsabilità per cui è creato: questo lo scopo della catechesi. Una riuscita che passa per la croce: buon vino che ci è dato di assaporare e di cui non si può poi tacere. Senza berne, non è che si muoia. Ma, assaggiatolo, rinunciarvi è follia.

di Sergio Massironi

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20 maggio 2019

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