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Vincere ogni silenzio

· Pubblicate le linee guida della Cei per la tutela di minori e persone vulnerabili ·

Fabio Modica, «Faciem VIII» (2016)

Principi e indicazioni operative: si muovono attraverso questi due assi le Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, redatte dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) e dalla Conferenza italiana dei superiori maggiori (Cism) e pubblicate ieri pomeriggio sul sito in rete dei vescovi. Il documento, che reca la data del 24 giugno, è stato approvato nel corso dei lavori dell’ultima assemblea generale della Cei, svoltasi a Roma dal 20 al 23 maggio. Sono parole di Papa Francesco contenute nella Lettera al popolo di Dio del 20 agosto 2018 ad aprire il testo, lungo quarantotto pagine: «Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità».

Qualsiasi abuso sui fanciulli e sui più vulnerabili, ancor prima di essere un delitto, «è un peccato gravissimo — confermano Cei e Cism nella premessa — ancor più se coinvolge coloro ai quali è affidata in modo particolare la cura dei più piccoli». Per questo motivo la Chiesa cattolica in Italia «intende contrastare e prevenire questo triste fenomeno con assoluta determinazione». Non è un caso che il primo dei principi guida elencati nel documento sia il rinnovamento ecclesiale: «Tutta la comunità è coinvolta nel rispondere alla piaga degli abusi, non perché tutta la comunità sia colpevole ma perché di tutta la comunità è il prendersi cura dei più piccoli. Ogni qualvolta uno di loro viene ferito, tutta la comunità ne soffre perché non è riuscita a fermare l’aggressore o a mettere in pratica tutto ciò che si poteva fare per evitare l’abuso». Non si tratta però solo di fare il possibile per prevenire gli abusi: «È richiesto un rinnovamento comunitario, che sappia mettere al centro la cura e la protezione dei più piccoli e vulnerabili come valori supremi da tutelare. Solo questa conversione potrà permettere a tutta la comunità di vincere ogni silenzio, indifferenza, pregiudizio o inattività per diventare partecipazione, cura, solidarietà e impegno».

Le linee guida si applicano a tutti coloro che operano, a qualsiasi titolo, individuale o associato, all’interno delle comunità ecclesiali in Italia e, compatibilmente al diritto proprio e alla normativa canonica, a tutti gli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica. È necessario «dare il giusto e dovuto ascolto alle persone che hanno subito un abuso e trovato il coraggio di denunciare»; in tal senso «la vittima va riconosciuta come persona gravemente ferita e ascoltata con empatia, rispettando la sua dignità». Una priorità che «è già un primo atto di prevenzione perché solo l’ascolto vero del dolore delle persone che hanno sofferto questo crimine ci apre alla solidarietà e ci interpella a fare tutto il possibile perché l’abuso non si ripeta». Un processo a cui è chiamata e responsabilizzata tutta la comunità, una “missione”, in cui «ciascuno può e deve fare la sua parte».

Per quanto riguarda il cammino formativo e alla professione religiosa di seminaristi e candidati alla vita presbiterale e consacrata, è richiesta «una grande prudenza nei criteri di ammissione», e molta attenzione anche per la formazione permanente. Inoltre, poiché «la Chiesa ricerca la verità e mira al ristabilimento della giustizia», si sottolinea, «nessun silenzio o occultamento può essere accettato in tema di abusi». Per queste ragioni, prosegue il testo, «le procedure canoniche vanno rigorosamente rispettate: esse non hanno lo scopo di sostituirsi all’autorità civile, bensì quello di perseguire l’accertamento della verità e il ristabilimento della giustizia all’interno della comunità ecclesiale, anche in quei casi in cui determinati comportamenti non siano considerati reati per la legge dello Stato, ma lo sono per la normativa canonica». Per quanto riguarda quest’ultima, la descrizione delle procedure è dettagliata e parte dal principio che «nel suo discernimento il vescovo o il superiore competente terrà presente il primario interesse della sicurezza e tutela del minore».

Accanto alla collaborazione con l’autorità civile, si inserisce il valore della trasparenza nelle comunicazioni e di «un’informazione corrispondente alla verità, che sappia evitare strumentalizzazioni e parzialità». Il capitolo 5 è interamente dedicato alla trattazione delle segnalazioni: «Chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è chiamato a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, a tutela dei minori e delle persone vulnerabili, della ricerca della verità e del ristabilimento della giustizia, se lesa». La segnalazione va presentata e accolta dall’ordinario. Essa «non solo non esclude ma neppure intende ostacolare la presentazione di denuncia alla competente autorità dello Stato, che anzi viene incoraggiata».

Nei rapporti con la giustizia italiana viene introdotto il principio secondo cui «l’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto all’autorità civile». Non si procederà però a presentare l’esposto «nel caso di espressa opposizione» da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali.

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