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Per vincere la desolazione

· L’introduzione di padre Antonio Spadaro ·

Nel Natale 1987 p. Jorge Mario Bergoglio firma una breve prefazione a una raccolta di otto lettere di due Prepositi generali della Compagnia di Gesù. Sette sono del padre Generale Lorenzo Ricci, scritte tra il 1758 e il 1773, e una del padre Generale Jan Roothaan, del 1831. Esse ci parlano di una grande tribolazione: la soppressione della Compagnia di Gesù. Infatti, con il breve apostolico Dominus ac Redemptor (21 luglio 1773) papa Clemente XIV aveva deciso di sopprimere l’Ordine come risultato di una serie di mosse politiche. Successivamente, nell’agosto 1814, nella cappella della congregazione dei nobili a Roma, papa Pio VII fece leggere la bolla Sollicitudo omnium ecclesiarum, con la quale la Compagnia di Gesù veniva ricostituita a tutti gli effetti.

Hieronymus Bosch, «San Giovanni a Patmos» (1489 circa, particolare)

L’allora p. Bergoglio nel 1986 — concluso il periodo da provinciale e poi rettore del collegio Massimo e parroco a San Miguel — si trasferì in Germania per un anno di studio. Tornato quindi a Buenos Aires, continuò i suoi studi e insegnò Teologia pastorale. Intanto la Compagnia di Gesù preparava la lXVI Congregazione dei Procuratori, che si tenne dal 27 settembre al 5 ottobre 1987. La Provincia argentina elesse Bergoglio «procuratore», inviandolo a Roma con il compito di riferire sullo stato della Provincia, di discutere con gli altri procuratori eletti dalle varie Province sulle condizioni della Compagnia e di votare sull’opportunità di indire una Congregazione Generale dell’Ordine.

Proprio in questo contesto Bergoglio decise di meditare e riproporre quelle lettere dei padri Ricci e Roothaan, perché, a suo giudizio, rilevanti e di attualità per la Compagnia. E per questo scrisse un testo di prefazione, firmato tre mesi dopo, poco più di tremila parole, metà delle quali in nota.

Prima di pubblicare il tutto aveva parlato e discusso il suo stesso testo con p. Miguel Ángel Fiorito, padre spirituale, e di fatto maestro e guida di una generazione di gesuiti.

Riproponiamo oggi questo testo, divenuto di fatto introvabile e pubblicato per la prima volta in italiano da La Civiltà Cattolica. Presentiamo pure le lettere dei Prepositi generali alle quali il testo di Bergoglio fa riferimento, traducendole dal latino perla prima volta.

Francesco non ha mancato in questi anni di fare riferimento a queste lettere e alle sue stesse riflessioni di allora. Esse, ad esempio, pur senza riferimenti espliciti, hanno chiaramente costituito la spina dorsale della sua importante omelia alla celebrazione dei Vespri nella chiesa del Gesù, nel 2014, in occasione del 200° anniversario della ricostituzione della Compagnia di Gesù.

L’occasione più recente è stata la conversazione privata avuta con i gesuiti durante il suo viaggio in Perú. In questa occasione Francesco ha affermato che le lettere dei padri Ricci e Roothaan «sono una meraviglia di criteri di discernimento, di criteri di azione per non lasciarsi risucchiare dalla desolazione istituzionale».

Ha fatto riferimento esplicito a esse anche quando ha parlato a sacerdoti, religiosi, religiose, consacrati e seminaristi a Santiago del Cile, il 16 gennaio 2018. In quell’occasione ha invitato a trovare la strada da seguire «nei momenti in cui il polverone delle persecuzioni, delle tribolazioni, dei dubbi e così via, si alza per avvenimenti culturali e storici» e la tentazione è quella di «fermarsi a ruminare la desolazione».

Chiaramente Francesco voleva dire alla Chiesa del Cile una parola in tempo di smarrimento e di «vortice di conflitti». Così come — sempre facendo riferimento a tali lettere — in quell'occasione ha parlato proprio di Pietro. Con la domanda: «Mi ami tu?», Gesù intendeva liberare Pietro dal «non accettare con serenità le contraddizioni o le critiche. Voleva liberarlo dalla tristezza e specialmente dal malumore. Con quella domanda, Gesù invita Pietro ad ascoltare il proprio cuore e imparare a discernere». Insomma, Gesù vuole evitare che Pietro diventi un distruttore, un caritatevole menzognero o un perplesso paralizzato. Gesù insiste, finché Pietro non gli dà una risposta realistica: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene» (Giovanni 21, 17). Così Gesù lo conferma nella missione. E in questo modo Io fa diventare definitivamente suo apostolo.

Queste lettere e le riflessioni che le accompagnano sono rilevanti per capire come lo stesso Bergoglio senta di dover agire come successore di Pietro, cioè come Francesco.

Sono parole che egli dice oggi alla Chiesa, ripetendole innanzitutto a se stesso. E soprattutto sono parole che il Pontefice considera fondamentali oggi perché la Chiesa sia in grado di affrontare tempi di desolazione, di turbamento, di polemiche pretestuose e antievangeliche.

Quale il contesto delle «lettere della tribolazione» di oggi, proposte nella seconda parte di questo libro? Francesco, dopo il suo viaggio in Cile e Perú (15-22 gennaio 2018), rigettando la logica del «capro espiatorio», si è assunto in prima persona la responsabilità e la «vergogna» dello scandalo degli abusi su minori commessi da prelati in Cile, e della sua gestione. Con questo spirito, il Papa di ritorno a Roma ha costituito una commissione speciale, guidata da S.E. mons. Charles J. Scicluna, per ascoltare direttamente le testimonianze delle vittime e raccogliere documentazione.

A seguito della visita in Cile e della relazione di tale «missione speciale», papa Francesco, con una lettera datata 8 aprile 2018, ha convocato a Roma tutti i vescovi cileni «per dialogare sulle conclusioni della suddetta visita e sulle mie conclusioni». È proprio il breve scritto di trentun anni fa che ha generato questa nuova «lettera della tribolazione».

All’inizio dell’incontro, avvenuto effettivamente dal 15 al 17 maggio 2018, il Papa ha consegnato ai vescovi una nuova lettera di dieci pagine, di per sé non destinata alla divulgazione, ma resa poi nota dalla emittente cilena Tv 13. Noi ne offriamo qui una traduzione italiana curata da La Civiltà Cattolica.

Al termine dell’incontro Francesco ha consegnato ai vescovi un breve messaggio pubblico e ha loro affidato una lettera al «popolo di Dio pellegrino in Cile», qui presente in una traduzione italiana sempre a cura de La Civiltà Cattolica.

Chiude la seconda parte di questo libro la Lettera al popolo di Dio del 20 agosto 2018, pubblicata dopo la diffusione del rapporto sui casi di pedofilia nelle diocesi della Pennsylvania, negli Stati Uniti.

Lettere della tribolazione rappresenta un volume epistolare che si è formato nel tempo, generato nel confronto con situazioni difficili. Esso rivela molto di Francesco e del suo modo di affrontare il tempo della desolazione.

La lettura dei testi di Francesco è accompagnata da una solida guida alla lettura di due gesuiti: p. Diego Fares, de La Civiltà Cattolica, che conosce il Pontefice da molto tempo e che gli è stato accanto anche nei tempi di desolazione; e p. James Hanvey, dell’Università di Oxford, che ha scritto una acuta riflessione sulla Lettera al popolo di Dio circa gli abusi.

Ma lo stesso papa Francesco ha deciso di scrivere una sua prefazione a questo libro, per sottolineare il significato nel momento presente dei testi da lui proposti nell’ormai lontano 1987. «Sento che il Signore mi chiede di condividere di nuovo le Lettere», scrive. Conferma che le lettere dei padri Generali costituiscono un trattato di discernimento nei momenti di confusione e di angoscia ed esprime «lo spirito paterno di coloro che ci hanno preceduto e che [le] anima», invitandoci a cercare la consolazione.

Esse costituiscono così un tutt’uno con le altre cinque lettere scritte da Francesco oggi.

La prima idea di questa raccolta — sotto forma di ripubblicazione del libretto originale del 1987 — mi è venuta durante il volo di ritorno dal viaggio in Cile e Perú. Essa poi si è confermata alla luce delle «lettere della tribolazione» che il Pontefice ha scritto ai vescovi del Cile e al popolo di Dio. Essa ha preso corpo nel dialogo con p. Diego Fares, che ha composto gli apparati di commento, e ha infine ricevuto la sua approvazione finale dallo stesso Francesco l’8 novembre 2018, accompagnata dalla sua prefazione con la quale la offre non solo alla lettura, ma soprattutto alla preghiera.

di Antonio Spadaro

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18 ottobre 2019

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