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Vigile attenzione

· Auschwitz e il valore del ricordo oggi ·

«È fuor di dubbio – scrive Cristiana Dobner – che Auschwitz è una sorta di monumento, nel senso che raccoglie e testimonia l’efferatezza nazista e il dolore patito da Israele e da chi con Israele condivise il destino di non essere nazista o di essersi opposto al regime dominante. Però se fosse solo così, sarebbe ancora troppo poco, le ceneri sarebbero inerti. 

L’ingresso del campo di Auschwitz-Birkenau

Auschwitz è ben di più, è memoria attiva, zikkaron, fertile, è cenere calda che trasmette vita. Non nel paradosso poetico che da morte dona vita, ma nella concezione biblica che conosce per esperienza che il Creatore vigila come sentinella e non dimentica il suo popolo. La sua è una memoria sempre attuale».

E se l'interrogativo immediato è «dov’era questo Creatore quando Israele subiva lo sterminio nazista?», esso però nella sua angoscia risulta monco, perché carente di una seconda parte: «Io, dov’ero, quando Israele subiva lo sterminio nazista?». Io non c’ero è risposta fasulla, perché il mio legame con tutta la storia mi interpella e mi pone su di un terreno che richiede risposta. Io, oggi, dove sono? Da che parte sto? Abito Auschwitz e mi proietto sulla storia oppure lo lascio al suo passato e così dono fertilizzante ai pregiudizi che hanno lastricato la strada che conduce ad Auschwitz? Ecco allora la necessità della memoria viva, palpitante. Uno zikkaron che attivi richiami e generi sempre rapporti chiari, liberi, di autentico apprezzamento.

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20 maggio 2019

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