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Vigilanza e cooperazione

· La relazione del promotore di giustizia del tribunale dello Stato della Città del Vaticano ·

«Un ordinamento che non appartiene alla comunità internazionale degli Stati, ma che accanto ad essi ed in essa opera incessantemente ovunque lo richiedano situazioni in cui vengono minacciati i valori fondanti della pacifica convivenza, della giustizia sociale, della dignità». Sono trascorsi cinque anni dal varo di significative riforme nel sistema giuridico dello Stato della Città del Vaticano — iniziate da Benedetto XVI e poi portate a compimento e ampliate da Francesco — e ormai si va sempre più rimarcando la sua natura specifica e il ruolo chiamato a svolgere nell’ambito della cooperazione internazionale. Natura e ruolo che il promotore di giustizia, Gian Piero Milano, ha descritto nella relazione per la cerimonia di inaugurazione dell’ottantanovesimo anno giudiziario, svoltasi sabato mattina, 3 febbraio, nell’Aula vecchia del Sinodo.

Dopo averne ripercorso la storia e i cambiamenti, Milano ha analizzato le trasformazioni del sistema giuridico dello Stato, maturate soprattutto grazie alle riforme approvate nell’estate del 2013. Il promotore ha sottolineato in proposito come l’inserimento del diritto internazionale nell’orizzonte dell’ordinamento vaticano abbia contribuito a determinare quella singolare compresenza di norme di origine ecclesiale e di origine statuale. Compresenza che ha dato vita a un ordinamento che, pur nella sua singolare specificità, è capace di aprirsi al confronto con altre esperienze, con altri modelli e sistemi, e dunque di recepirne quelle soluzioni utili alla più efficace protezione di principi e beni condivisi.

Proprio attorno a queste esigenze è costruita la gran parte delle riforme normative introdotte in quest’ultimo quinquennio «al fine di contrastare, di concerto con la comunità internazionale, attentati ai valori fondanti della società civile». La strada è stata lunga e tortuosa, ha detto all’Osservatore Romano il promotore; ma il risultato raggiunto «è davanti agli occhi di tutti e ormai praticamente certificato da Moneyval», il comitato di esperti chiamato a giudicare le misure contro il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo. Rispetto alla originaria valutazione del 2013, «sono stati infatti compiuti significativi passi in avanti, con risultati che possono dirsi ampiamente soddisfacenti, soprattutto per quanto riguarda il rafforzamento attuato sul piano giuridico e nel sistema di vigilanza e sanzionatorio». Frutto, questo, della stretta collaborazione fra i referenti dell’antiriciclaggio: l’intelligence (l'Autorità di informazione finanziaria), l’investigazione (il corpo della Gendarmeria) e l’attività inquirente (gli organi giudiziari).

In ogni caso non bisogna fermarsi. Perché, ha aggiunto Milano, «quando nel dicembre 2017 si è svolta a Strasburgo la valutazione del terzo Progress report riguardante la Santa Sede e il Vaticano da parte dell’assemblea plenaria della divisione Moneyval», accanto ai significativi risultati conseguiti è stato tuttavia evidenziato «il permanere di criticità riguardanti l’attività degli organi giudiziari inquirenti, in particolare la mancanza di rinVII a giudizio per ipotesi di riciclaggio».

E a questo argomento il promotore di giustizia ha dedicato un ampio paragrafo della sua relazione — 42 pagine corredate da una serie di grafici — proponendo una dettagliata riflessione sullo specifico modo di operare degli organi vaticani rispetto a quelli di omologhe realtà di altri Stati. A partire proprio dall’«approccio a quelle operazioni, soprattutto bancarie, che presentano evidenze di disallineamento rispetto alle pratiche corrette. Tali evidenze — si legge nella relazione — possono portare, se fondate, all’adozione di provvedimenti amministrativi di carattere cautelare» e, a seguire, «la trasmissione al promotore di Giustizia di una segnalazione corredata di documenti, dati e informazioni». Su questa base si avviano gli accertamenti, ma «in diverso contesto e soprattutto con altre regole procedurali, che si articolano nei tassativi termini e con le modalità dettati dal rito penale, e dunque all’interno di schemi operativi, nei quali, giustamente, costituisce elemento condizionante la presenza di un contraddittorio tra le parti improntato ai principi del giusto processo».

È del tutto normale, dunque, che i tempi si allunghino. E a volte non ci sono elementi sufficienti per arrivare al dibattimento. «Questo aspetto, non adeguatamente compreso nelle competenti sedi internazionali — si afferma nella relazione — rischia di travisare in senso riduttivo il ruolo degli organi giudiziari, a detrimento dell’immagine e della valutazione complessiva del sistema antiriciclaggio quale costruito nel tempo nell’ordinamento vaticano». E a questo proposito, ha sostenuto Milano, «non sono sufficientemente comprese a livello di informazione, neppure la natura e la struttura del sistema finanziario di questo Stato», che di per sé è «inidoneo, direi refrattario alle insidie delle attività di riciclaggio; e ciò anzitutto per mancanza di presupposti fattuali». L’economia dello Stato vaticano, infatti, è «pubblica e monopolistica»: non ci sono operatori, investitori, tanto meno società finanziarie a fine di lucro. «Inoltre — si fa notare nella relazione — il processo di selezione “riduttiva” della clientela avviato dallo Ior» ha certamente «ridotto enormemente eventuali spazi di coltura delle pratiche di riciclaggio».

Alla luce di queste considerazioni non deve sorprendere il ridotto numero di casi di riciclaggio. In ogni caso, tra il 2013 e il 2017 è stato disposto il sequestro di 21.847.983,23 euro, di 4.762.850,25 dollari statunitensi, di 1.471.949,59 sterline britanniche, di 805.174,45 dollari australiani e di 650.275,81 franchi svizzeri. Ed è stata depositata per la prima volta, ha rivelato Milano, una richiesta di rinvio a giudizio per autoriciclaggio.

Resta «da chiedersi — si legge ancora nella relazione — se non sia giunto il momento di rivedere almeno in parte la legge sull’ordinamento giudiziario del 1987, espressione di un sistema che si è profondamente modificato nei suoi tratti caratterizzanti, e soprattutto con un ampliamento nei suoi ambiti operativi e funzionali».

La relazione passa poi alla disamina dei reati consumatisi all’interno delle mura vaticane in questo periodo. Si tratta di fattispecie di ordine amministrativo, soprattutto figure di peculato e di corruzione. Anzi, proprio su quest’ultima figura Milano ha rimarcato il rinnovato impegno dell’autorità giudiziaria nel combatterla con ogni mezzo «sulla scia delle costanti raccomandazioni di Papa Francesco».

Una sottolineatura particolare viene poi data a due casi rientranti nell’ambito dei delitti contro la persona, in particolare contro i minori. «Gli accertamenti avviati — ha detto Milano — sono alla fase preliminare e si svolgono, doverosamente, nel riserbo più assoluto, per rispetto di tutti i soggetti coinvolti; così come ferma è la determinazione a scandagliare in tutti i risvolti fattuali, giuridici ed umani la fondatezza e i contenuti delle ipotesi di reato, alla ricerca della verità». È opera difficoltosa, sia sul piano tecnico-giuridico sia, soprattutto, per l’impatto psicologico su quanti sono coinvolti in questi reati e per l’allarme che, in qualunque ambito, essi destano a livello sociale. Con questa consapevolezza «è intendimento dell’ufficio svolgere gli accertamenti con estrema attenzione, senza nulla trascurare o sottacere, in tutte le direzioni».

Infine completano la relazione i dati sull’attività svolta da tutti gli organi giudiziari e amministrativi dello Stato, poi riassunti in sintetici grafici. Ecco alcuni numeri: sono state fatte 7 denunce di reato e 247 contravvenzioni stradali, rinviati a giudizio 11 imputati, ricevute 4 rogatorie da autorità giudiziarie straniere e compiuti gli atti processuali relativi, mentre altre due sono in fase di valutazione. Sono 123 le notifiche richieste da procure della Repubblica italiana, 7 restituite per incompetenza. In sede penale sono stati compilati 26 rapporti dalla Gendarmeria e 5 dal giudice unico. Nei registri amministrativi sono annotati 296 matrimoni, 88 nuove cittadinanze, 8 residenze e 20 decessi.

La relazione si occupa poi dell’attività della Gendarmeria correlata alla giurisdizione, e in particolare l’attività investigativa e di polizia giudiziaria nello Stato. Sono state compiute operazioni di particolare impegno riguardanti il contrasto del fenomeno della detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, con due casi scoperti, il contrasto dei reati di truffa e falsificazione di timbri e sigilli, e il contrasto di reati predatori all’interno della basilica vaticana, dei musei, della farmacia e dell’economato, con significativi risultati operativi. Sono state arrestate 4 persone, 61 fermate e 70 denunciate per furto, 40 per danneggiamenti e 27 per truffa.

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16 settembre 2019

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