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Vicini nelle distanze

· ​Intervento di monsignor Viganò all’incontro sugli ordinariati militari ·

«Indicare a quanti incontrate e per i quali rappresentate la prossimità in una distanza, il Vangelo della libertà e non delle regole», cioè la buona notizia che in Cristo «la vita sarà libera e piena». È la missione dei cappellani militari secondo monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione. L’ha indicata, intervenendo venerdì 29 aprile all’incontro organizzato all’Augustinianum per il pellegrinaggio giubilare delle forze armate e nel trentennale della costituzione apostolica Spirituali militum curae.

Aprendo la sessione pomeridiana del simposio — promosso dalla Congregazione per i vescovi e coordinato dal francescano Giulio Cerchietti — monsignor Viganò ha fatto notare come una caratteristica dei cappellani militari sia quella, «apparentemente paradossale, di vivere in prossimità in situazioni di distanza: distanza dagli affetti familiari, dalla propria comunità cristiana, dalla patria». Infatti, ha spiegato, «un uomo, il cappellano», determina «la qualità della propria esistenza e del proprio ministero a partire dalla modalità secondo cui vive le relazioni». Si tratta di un cammino tipicamente pasquale, ha aggiunto, poiché mette in conto «la fatica e la notte del venerdì santo, non bypassa la Pasqua», ma «apprende, nel quotidiano, la grammatica dell’amore pasquale». Il cappellano «vive relazioni continuamente mutevoli», che richiamano quelle vissute «da Gesù a partire da Cafarnao, luogo di avvio del proprio ministero». Cafarnao, ha spiegato il prelato, è «un luogo di passaggio dove il Maestro non solo non possedeva una casa», ma ne «frequentava una che non era neppure del suo amico bensì della suocera del suo amico, Pietro».

Successivamente l’arcivescovo Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia, ha parlato degli ordinariati, delle forze armate e di polizia a sostegno della giustizia e della pace. Partendo dalla constatazione dei conflitti in atto in vari Paesi, il presule ha ribadito che occorre far cessare queste guerre «ricostruendo l’Europa sul fondamento della pace». Quindi ha fatto notare come la Chiesa sappia «bene che tale pace non si costruisce solo con l’opera delle grandi potenze e strategie militari», ma è anzitutto «un dono, che parte da gesti concreti e quotidiani e si compie con l’aiuto di Dio». Ecco, dunque, «lo spazio dell’evangelizzazione, radicata nel comandamento dell’amore, nel messaggio della misericordia» che, con il giubileo, il Papa «ha voluto ribadire e che egli stesso mostra anche ai militari e alle forze dell’ordine», incoraggiando con il suo esempio «il loro impegno a servizio all’uomo, soprattutto dei più poveri, indifesi, innocenti, scartati, discriminati». 

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10 dicembre 2019

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