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Vicinanza e solidarietà

· Papa Francesco chiede ai fedeli di pregare per l’imminente viaggio tra i profughi nell’isola greca di Lesbo ·

E ricorda che la Chiesa non è una comunità di perfetti ma di discepoli in cammino

Francesco si recherà sabato 16 aprile a Lesbo «per esprimere vicinanza e solidarietà» ai profughi, ai cittadini e a tutto il popolo greco «tanto generoso nell’accoglienza». Nell’annunciarlo il Pontefice — che durante la visita sarà accompagnato dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e dall’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Hieronymos — ha chiesto ai fedeli presenti mercoledì 13 all’udienza generale di accompagnarlo «con la preghiera, invocando la luce e la forza dello Spirito Santo e la materna intercessione della Vergine Maria».

Profughi in uno dei campi dell’isola di Lesbo (Ap)

Il Papa ha parlato del suo imminente viaggio salutando i numerosi gruppi presenti in piazza San Pietro, dopo aver svolto la catechesi dedicata all’episodio evangelico della chiamata di Matteo. Il quale — ha ricordato — era «un pubblicano» e per questo veniva considerato «pubblico peccatore». Nonostante ciò, Gesù non esita ad andare nella sua casa e a sedere alla sua stessa tavola, suscitando discussioni tra i farisei. A conferma che quando il Signore chiama i peccatori «non guarda al loro passato, alla condizione sociale, alle convenzioni esteriori, ma piuttosto apre loro un futuro nuovo».

«Non c’è santo senza passato e non c’è peccatore senza futuro» ha detto Francesco ripetendo un detto popolare e sottolineando che «la Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino». Questo significa che «innanzi a Gesù nessun peccatore va escluso, perché il potere risanante di Dio non conosce infermità che non possano essere curate».

Se i farisei «vedono negli invitati solo dei peccatori e rifiutano di sedersi con loro» — ha osservato il Pontefice — Gesù al contrario «ricorda loro che anch’essi sono commensali di Dio». In questo modo «sedere a tavola con Gesù», condividendo la duplice mensa della Parola e dell’Eucaristia, significa «essere da lui trasformati e salvati». E non a caso il Signore ricorda ai suoi interlocutori le parole del profeta Osea: «Misericordia io voglio e non sacrificio».

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21 luglio 2019

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