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Vicinanza ai cristiani perseguitati

· Espressa durante i lavori della decima congregazione generale ·

Una delle principali ragioni per cui i giovani si sentono vulnerabili è perché non hanno ricevuto una sufficiente catechesi. Spesso, infatti, non hanno gli strumenti necessari sui temi della fede per confrontarsi con le persone che incontrano. È stato un argomento sollevato durante l’assise pomeridiana di giovedì, 11 ottobre, dell’assemblea del sinodo dei vescovi. Vi hanno partecipato 257 padri sinodali sotto la presidenza del cardinale Desiré Tsarahazana e alla presenza di Papa Francesco. Oltre a sei padri sinodali, sono intervenuti sei uditori, sei delegati fraterni. Dodici gli interventi liberi.

Prima dell’inizio dei lavori, il Pontefice è salito nel settore dove si trovavano i giovani uditori e ha conversato con loro. Anche la mattina successiva Papa Francesco si è fermato con un giovane uditore brasiliano e nell’occasione ha registrato un breve videomessaggio rivolto a tutto il popolo del Brasile, nel giorno in cui si festeggia la Vergine di Aparecida. «Che ognuno di voi — ha detto — la incontri nel suo cuore così come i pescatori la trovarono nel fiume. Cercate nelle acque dei vostri cuori e la incontrerete perché è madre. Che ella vi accompagni e che preghiate per me».

Nella congregazione di giovedì pomeriggio si è parlato della fragilità che deriva dalla carenza di un cammino catechistico fecondo e che può indurre i giovani a cadere nella trappola del fondamentalismo religioso. Questa condizione può portare qualcuno a essere diretto verso una più profonda radicalizzazione che si manifesta sotto molteplici forme. Alcuni giovani si ritrovano, cioè, a essere vittime di una sorta di lavaggio del cervello che colpisce più facilmente i disoccupati e quanti hanno poco da perdere.

Formare e accompagnare la gioventù, ha ricordato un padre sinodale, un tempo era compito di tutta la comunità cristiana locale, oggi tocca a quella parrocchiale. Essa dovrebbe considerare i propri figli come il più prezioso dei tesori da guidare, proteggere e sostenere nella sua maturazione. Oltre alla comunità, in questo contesto, è stato sottolineato il ruolo fondamentale della famiglia. Essa è la prima scuola dove i ragazzi ricevono soprattutto l’educazione alla vita e alla vita cristiana. La famiglia, infatti, può contribuire efficacemente all’accompagnamento dei giovani al discernimento della vocazione alla vita religiosa o familiare. Un padre sinodale ha poi sottolineato come l’impressione che la Chiesa, quando si tratta di potere, sia una Chiesa di uomini, deve essere superata. Altrimenti soprattutto le giovani donne, ha aggiunto, non avranno la possibilità di far sentire la propria voce.

Dopo gli interventi dei padri sinodali programmati è stata la volta di sei uditori, primo dei quali Safa Al Abbia, della Chiesa caldea, il quale ha ricordato i numerosi martiri che hanno versato il sangue in Iraq. Sono stati 1224, metà dei quali giovani, i cristiani uccisi negli ultimi anni. Basti pensare all’attentato avvenuto nella chiesa di Our Lady of Salvation a Baghdad durante la messa domenicale del 31 ottobre 2010, nel quale morirono 58 fedeli e 2 preti. Oppure, all’assassinio di padre Ragheed e del vescovo Faraj Paulus Rahho, oltre alle numerose bombe lanciate contro le chiese. Safa ha raccontato di essere stato quasi testimone di uno di questi attentati, avvenuto nella chiesa da lui frequentata, dove un’autobomba ha provocato morti e feriti. Ha poi ricordato che durante l’offensiva a Mosul e nella Piana di Ninive oltre 120.000 cristiani sono stati espulsi dalle loro case in una sola notte. Così tra i giovani, ha spiegato Safa, si è diffusa la paura del futuro. Ciò ha influenzato il loro atteggiamento verso l’educazione, lo studio e il matrimonio. Uno dei timori principali, ha confidato, è di vedere l’Iraq svuotato dai cristiani. La causa è la massiccia emigrazione che ha portato il numero di cristiani dai quasi 1.500.000 nel 2003 ai 400.000 negli ultimi anni. Da qui l’invito a pregare per l’Iraq e i suoi fedeli, con una speciale intenzione per i giovani anche di altre nazioni dove il cristianesimo è minoritario.

Yadira Vieyra, ricercatrice e assistente per le famiglie immigrate negli Stati Uniti d’America, ha detto che c’è bisogno di una Chiesa che assista i giovani e le loro famiglie a sviluppare risposte adeguate alle avversità e trasmettere la verità che Cristo è dalla parte degli oppressi e sfida gli oppressori. Il samoano Joseph Sapati Moeono-Kolio, membro di Caritas Internationalis per l’Oceania, ha ricordato che i suoi antenati per secoli hanno attraversato gli oceani. Gli anziani sapevano leggere le stelle e le correnti, guidando nella giusta direzione, ma per muovere le canoe occorrevano i giovani. Durante la navigazione, ha spiegato, gli anziani devono essere sensibili nei confronti dei giovani e questi devono avere fiducia negli anziani per remare in acque sicure. Entrambe le generazioni comprendevano l’importanza di questa relazione di reciproca fiducia, perché si trovavano sulla stessa canoa. Anche oggi c’è bisogno di ritrovare questo rapporto di confidenza per seguire insieme la luce di Cristo.

Henriette Camara, membro degli scout cattolici della Guinea, ha fatto riferimento alla situazione dei giovani che vivono in contesti familiari difficili o che si sono convertiti da altre religioni. Da qui la proposta di formare una squadra di riflessione per accompagnare coloro che sono perseguitati solo perché vogliono seguire Cristo più da vicino, come nella vita consacrata. Un’altra proposta è stata quella di organizzare un simposio di giovani appartenenti a tutti i movimenti per portare la fiaccola di Cristo e della pace nel mondo.

Ai padri sinodali è stato offerto un testo dal titolo Giovani missionari, testimoni di Cristo fino a dare la vita! preparato dall’Agenzia Fides. Si tratta di un rapporto sui giovani sacerdoti, suore, seminaristi e laici uccisi dal 2000 al 2017. Il documento è stato presentato dal cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.

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16 dicembre 2018

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