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In viaggio
verso se stessi

· La sfida dell’unicità ·

«E pensare che c’era il pensiero», cantava un tempo Gaber. Tornare a «fare pensiero per fare la propria storia»: questo propongono Alberto Lolli, Silvano Petrosino e Sergio Massironi, autori di La sfida dell’unicità. Come diventare ciò che si è (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2018, pagine 288, euro 14, 50). «Bisogna tornare a essere individui pensanti, a pensare criticamente, a pensare insieme e a pensare accompagnati», scrive Lolli; «L’essere in viaggio verso se stessi è una storia che deve essere esperita», si unisce Petrosino. «Chi non pensa è condannato a sopravvivere a ogni azione, non afferrandone pienamente il senso», rilancia Massironi.

I sacerdoti Lolli e Massironi e il filosofo Petrosino sono disposti a discutere e a riaffermare la nostra umanità pensante. Nostra perché il lettore non è escluso, sopraffatto da un testo che descrive la crescita affrontando anche lo snodo del diventare grandi diventando se stessi, del rinascere riannodandosi, senza fronzoli, al progetto originario del proprio cuore. Stare allineati e alleati al proprio centro non è scontato con i tempi che corrono, resi complessi da costanti spinte compulsive ad avere tutti di tutto e da diffuse ansie imitative di questo o quel modello.
Un messaggio valido a qualunque età perché trovare un equilibrio tra l’ipertrofia dell’ego e l’annichilimento del sé è affare di tutti. Il “vuoto di senso”, lasciano intendere Lolli, Petrosino e Massironi, è una malattia molto più sottile del già diffuso “senso di vuoto”. Ci dicono di accorgerci se la strada è smarrita e puntano pure a ricordarci che la via è errata ogni volta che il viaggiatore ha smarrito sé; e che anche il viaggiatore che gira molto può molto girare a vuoto. Gli autori spiegano che «è necessaria la pazienza di ri-pensare per non appaltare il senso ad altre logiche che penetrano nel vuoto di ragioni che ci circondano, persuadendoci della loro bontà inconsistente».
Testi così non vanno presi per arricchire la parte sapiente della nostra libreria, ma per usarli. Lasciandosi interpretare e avvertendo la forza espressiva delle comunità civili, religiose e accademiche che gli autori hanno interrogato e consultato in laboratori vivi perché il loro dire non fosse un “discorso”, ma un “dialogo”. Un dialogo aperto, libero dal gretto schema secondo cui il soprannaturale è al di là, scende dall’alto e l’umano non riesce quasi mai a uscire dal fango. Un dialogo tanto sciolto da potervi trovare un Dio che si ritrae, che si mette da parte (ecco il paradosso di cui la creazione è il nome: l’Onnipotente si auto-limita), lascia la scena all’essere umano.
I tre studiosi milanesi provocano chi li ascolta. A partire da questa spiazzante antropologia cristiana che si fonda sull’esperienza di un Dio che per primo si mette da parte per crearci, dicono ai giovani, alle donne e agli uomini contemporanei, credenti e non credenti, che nella nostra vita «è meglio sbagliare sulla scena che non entrare addirittura in scena».
Nel tempo attuale, qualcuno che ci ricordi che siamo unici e irripetibili è già un bel respirare; se leggiamo poi che la creazione è perfetta ma non compiuta si iniziano a sentire le ali ai piedi. E se tutto questo non è il solito moralismo che si respira nelle stanze chiuse ma uno sguardo comprensivo sulla sostanza umana irriducibilmente non rassicurata e non pacificata, ma viva, allora lo si può prendere sul serio. Senza essere seriosi perché Lolli, Petrosino e Massironi, con sana ironia, hanno già fatte proprie le parole del comico Marcello Marchesi, «è di fondamentale importanza che la morte ci trovi vivi».
Il libro è via di liberazione. Mentre si sfogliano le pagine si sciolgono dubbi e pregiudizi. Liberazione dal perfezionismo: «Dio ci ha dato il tempo proprio per poter ritornare sui nostri passi, per poter riconsiderare le nostre scelte, per riuscire a modificare la nostra immaginazione». Liberazione dal decisionismo: «Chi perde tempo, magari per riflettere e pensare, in realtà non lo perde affatto ma lo ritrova; e così, come voi giustamente dite, si può arrivare persino a riconoscere che una certa scelta sbagliata si è dimostrata essenziale per arrivare a compiere quella giusta». Liberazione della libertà: «Non una vuota assenza di vincoli. Al contrario, un passaparola che invita e che lega. Nessun arruolamento. Ci si unisce per via di desiderio e si appartiene a qualcuno, non a qualcosa».
Per Paolo VI «chiunque con l’attività di pensiero e con la penna cerca di diffondere la verità, rende servizio alla carità». Lolli, Petrosino e Massironi sono maestri in questo servizio e lo fanno anche in questo saggio dedicato al passaggio all’età matura e alla vita realizzata. Per dirlo oltre che con le parole di Gaber anche con le note di Jovanotti: con «il cuore pieno di battiti».

di Sergio Astori

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16 luglio 2019

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