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​Viaggio nell'umanità

· Fotografie in mostra a Milano ·

Una galleria di volti e più ancora di occhi, sguardi che trapassano la fotografia stabilendo un rapporto con chi non prevedeva l’incontro. Mondi disegnati dalle persone. A Milano, nel groviglio di strade che dipartono dalla Borsa, le logiche della city sono momentaneamente interrotte in «Quindici per cento», l’esposizione con cui Sabrina Raffaghello rivela alla città le prime tappe del viaggio di Christian Tasso. Lo scrive Sergio Massironi aggiungendo che il giovane artista soltanto un paio d’anni fa maturò la volontà di compiere un autentico giro del mondo per immortalare le condizioni di chi vive la disabilità.

Ecuador, Romania e Nepal sono i Paesi che fanno da sfondo a ciò che da allora è avvenuto e che, nei metri quadri di un appartamento, conquista oggi il visitatore. Con la percezione sia soltanto un inizio, perché l’idea dell’autore è di lavorare in sei nuovi Paesi ogni anno, mantenendo il focus su limiti e inclusione.

Le immagini documentano anzitutto una conversione: non indugiando sul dolore e non gridando l’emarginazione, raccontano come i soggetti che da esse ci parlano abbiano dissolto nell’autore ogni tentazione di pietismo. Ora è più chiaro che accentuare la disgrazia non genera cambiamento ma allarga la separazione, mentre il progetto vuole fin dal suo nascere che la fotografia interroghi, avvicini, colleghi.

I primi piani, anzitutto: espressioni che il bianco e nero esalta e il silenzio nella sala approfondisce. Chi entra alla mostra, infatti, sussurra o tace, rapito da un’umanità di cui l’obiettivo esalta i gesti, il lavoro, la tenerezza. Mani, spalle, piedi, rughe, pozzanghere, muri. Gli scatti narrano l’accostarsi in punta di piedi alla vita altrui, lontano dalle rotte del turismo e degli affari: chiedere permesso, farsi ospiti, condividere, guadagnare fiducia, osservare, ascoltare, documentare. Un intreccio di rispetto, attenzione, lucidità e la percezione che non tutto è identico, ma va anzitutto riconosciuto così com’è.

La vita appare grandiosa, seppure nelle immagini non vi sia traccia di lusso o di comodità. In ciò — e non servono parole — sorge nel visitatore l’interrogativo su che cosa ci renda, ultimamente, tanto umani: senza sdolcinature, è un fremito in presenza di realtà che superano l’immaginazione; asprezza e delicatezza combinate in modo da scuotere il nostro universo mentale, mentre la metropoli là fuori procede indaffarata, pronta a inghiottirci di nuovo.

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23 ottobre 2018

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