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​Viaggio d'inverno

· ​Nei racconti di Jaume Cabré ·

Nella raccolta di racconti intitolata Viaggio d’inverno (Roma, La Nuova Frontiera, 2017, pagine 223, euro 17) lo scrittore catalano Jaume Cabré offre una serie di storie tra loro legate da nessi solo accennati e pensate in luoghi e tempi diversi. Il “viaggio” è la vita e non è mai totalmente compiuto, ma sempre interrotto a metà strada: ciò rappresenta, a suo modo, un itinerario esistenziale che ben rispecchia, tra l’altro, l’attuale momento di un’Europa che vorrebbe essere coesa ma che, in realtà, fatica a costruirsi. 

Rembrandt, «Il rapimento di Europa» (1632)

I racconti sono percorsi da rimandi tematici, ora in armonia tra loro, ora in conflitto, che si configurano come riflessioni sul valore della creatività letteraria e artistica, sulle dinamiche che innervano le passioni umane — dall’amore all’odio, dalla pietà all’inclemenza —, sulle decisioni e le scelte dei potenti, e sui tristi destini degli umili. Tali riflessioni investono, in sostanza, due categorie di persone: quelli che fanno la storia senza sapere che storia fanno, e quelli che la subiscono, pienamente coscienti della loro disperazione.
Ne Il testamento si racconta la storia dello scalpellino Augustì, rimasto vedovo con tre figli, il quale apprende che la sua adorata Eulàlia lo aveva sempre tradito, visto che lui è sterile dall’adolescenza. In La speranza tra le mani, il detenuto Oleguer trama l’evasione roso dal perché la figlia Célia non rispondeva mai alle sue lettere: verrà a sapere, alla vigilia della fuga, che la corrispondenza gli era stata preclusa dal precedente governatore.
Scrivere è vivere per Cabrè: una simbiosi, questa, che ben si presta a descrivere la mania di Adria — nel racconto a lui dedicato —il quale vive come sepolto nei suoi libri, travolto da una valanga di dorsi e rilegature, titoli e copertine, e soprattutto polvere. Sarà la ragazza che lavora nella biblioteca a svelargli il segreto della sua ossessione: Adria, leggendo, vuole resuscitare la vita di chi ha creato il libro. Ne nasce così un vortice di squisiti paragoni letterari attinti da opere di ogni tempo e da ogni dove.
In Occhi di gemma entra in campo la pittura: vi si narra la storia di Baruk, reduce da un “viaggio d’inverno” con il suo maestro intagliatore di diamanti, capace di risvegliare il fuoco dentro le pietre preziose. Campeggia, in queste pagine, la figura di Rembrandt, ovvero «l’artista che sa dipingere l’aria». Del pittore olandese si parla anche ne La trattativa, un racconto molto complesso, in cui si fa riferimento anche a opere di Pinturicchio e di Caravaggio. A dominare il racconto è il dubbio sull’autenticità o meno di certe tele che sono al centro di loschi traffici. In questo scenario si sviluppa un vortice di personaggi facilmente identificabili in avvocati e agenti segreti impegnati a tessere intrallazzi a dir poco sospetti.
In questa raccolta c’è anche spazio per la musica, come testimonia Il sogno di Gottfried Heinrich, un ragazzo con qualche imperfezione genetica, che proprio dal suo disordine mentale attinge i talenti per dare vita a composizioni segnate da dissonanze e lacerazioni sonore, le quali sembrano riecheggiare le note di uno «stralunato Bach». (claudio toscani)

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