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Non chiudete il cuore
a chi bussa
alle vostre porte

· Papa Francesco visita un campo profughi all’inizio della seconda giornata del viaggio nella Repubblica di Bulgaria ·

Il toccante incontro con le famiglie di profughi ospitate nel campo di Vrazhdebna, alla periferia di Sofia, ha aperto la seconda giornata del viaggio del Papa in terra bulgara. Sono stati i bambini, in particolare, a stringersi intorno a Francesco, raccontandogli attraverso le parole, i canti, i disegni il loro mondo di sofferenza e di speranza. Colpito da questa accoglienza il Pontefice li ha ringraziati, salutando le famiglie e incoraggiandole a non perdere la fiducia nel futuro. «Oggi — ha commentato — il mondo dei migranti e rifugiati è un po’ una croce, una croce dell’umanità, è la croce che tanta gente soffre».

E il tema delle migrazioni aveva segnato anche i primi momenti della visita del Papa, giunto all’aeroporto di Sofia nella mattina di domenica 5 maggio per dare inizio al viaggio che lo porterà anche nella Macedonia del Nord. Dopo la cerimonia di benvenuto, Francesco ha incontrato le autorità e i rappresentanti della società civile del Paese, rivolgendo loro un appello all’accoglienza e alla solidarietà. «La Bulgaria — ha sottolineato — si trova a confrontarsi con il fenomeno di coloro che cercano di fare ingresso all’interno dei suoi confini, per sfuggire a guerre e conflitti o alla miseria, e tentano di raggiungere in ogni modo le aree più ricche del continente europeo». «A voi, che conoscete il dramma dell’emigrazione, mi permetto di suggerire di non chiudere gli occhi, il cuore e la mano — come è nella vostra tradizione — a chi bussa alle vostre porte» ha esortato, ricordando che il “Paese delle rose” si è sempre distinto «come un ponte fra est e ovest, capace di favorire l’incontro tra culture, etnie, civiltà e religioni differenti, che da secoli hanno qui convissuto in pace».

L’ecumenismo è stato l’altro grande tema della visita papale. Al patriarca Neofit e al Santo sinodo, incontrati domenica, il Pontefice ha indicato un triplice «cammino» — ecumenismo del sangue, del povero e della missione — e ha riproposto quelle che già Giovanni Paolo II — più volte citato da Francesco insieme con Giovanni XXIII — aveva indicato come «le fondamenta di una nuova arte di vivere insieme, nel rispetto delle differenze, che non sono assolutamente un ostacolo all’unità». 

La giornata di lunedì 6, aperta dalla visita al campo profughi e dalla messa a Rakovsky con le prime Comunioni, si chiude con un incontro interreligoso per la pace. Martedì mattina il congedo dalla Bulgaria e il trasferito nella Macedonia nel Nord.

Alle autorità e alla società civile

Il discorso durante la visita al Patriarca e al Santo Sinodo

La meditazione al Regina Coeli

L’omelia della messa domenicale a Sofia

Il saluto durante la visita al campo profughi di Vrazhdebna

L’omelia della Messa a Rakovsky

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14 dicembre 2019

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