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Via libera al salvataggio di Allied Irish Bank

· Dublino inietta nelle casse dell’istituto 3,7 miliardi di euro ·

Dublino, 24. Nuovo salvataggio d’emergenza per la banca Allied Irish. Per evitare il fallimento e sostenere l’intero sistema bancario irlandese, il Governo di Dublino si è nuovamente mobilitato decidendo di iniettare nell’istituto 3,7 miliardi di euro. La quota del Governo sale così dal 19 al 92 per cento. Allied Irish diventa la quarta grande banca irlandese a essere nazionalizzata nel giro di appena due anni.

Ma per Allied Irish, che solo quattro anni fa, prima della crisi finanziaria, vantava una capitalizzazione di mercato pari a ventuno miliardi di euro, si profila già un’altra maxi-iniezione da circa 6,1 miliardi di euro per portare entro la fine di febbraio il capital ratio al dodici per cento, come previsto dalle nuove norme decise dopo il via libera al piano di aiuti Ue-Fmi all’Irlanda da 85 miliardi siglato meno di un mese fa.

Lo scoppio della bolla immobiliare ha messo in ginocchio il sistema bancario irlandese e, a dispetto del salvataggio internazionale, continua il pressing delle agenzie di rating. Solo tre giorni fa Moody’s ha tagliato il rating delle banche irlandesi all’indomani del downgrade sul debito sovrano. Ieri il ministro delle Finanze irlandese, Brian Lenihan, ha messo in chiaro che un default del debito sovrano «distruggerebbe il Paese». Così, nel giro di poche ore ha chiesto e ottenuto dalla Corte Suprema il via libera all’aumento di capitale e alla nazionalizzazione di Allied Irish scavalcando gli azionisti. I soldi verranno attinti dal Fondo pensione di riserva nazionale.

La banca aveva già ricevuto 3,5 miliardi di finanziamenti pubblici, ma, come hanno ammesso gli stessi vertici, «un aumento di capitale entro la fine dell’anno è cruciale» soprattutto per centrare i requisiti patrimoniali richiesti dalla Banca centrale. Il futuro delle banche irlandesi è comunque segnato: «In questo Paese dobbiamo avere un sistema bancario — ha spiegato Lenihan — e deve essere ricondotto sotto il controllo pubblico, sebbene ciò debba avvenire come ultima ratio». E in questa direzione sta andando anche un’altra grande banca del Paese, Bank of Ireland, di cui il Governo già controlla il 36 per cento. Se non riuscirà a raccogliere 1,5 miliardi di euro entro fine febbraio, l’istituto potrebbe finire con l’essere nazionalizzato.

Nel frattempo, fa discutere la notizia, diffusa ieri dalla stampa tedesca, di un nuovo fondo salva-Stati allo studio da parte del Governo di Berlino, con la creazione di una nuova istituzione da affiancare alla Banca centrale europea (Bce). Il piano — secondo la stampa — sarebbe stato elaborato con la collaborazione di vari Stati, tra i quali l’Irlanda, la Finlandia e l’Olanda. Nel documento del Governo tedesco si parlerebbe di un possibile «Fondo europeo di investimento per la stabilità e la crescita», chiamato a fornire aiuto ai Paesi europei in difficoltà, ma con il vincolo per essi di attenersi a norme rigide, norme molto simili a quelle in vigore nel Fondo monetario internazionale.

Poco dopo la divulgazione della notizia, il portavoce del ministero delle Finanze tedesco, Martin Kreienbaum, ha smentito l’esistenza del piano, spiegando che «il testo non è stato sottoposto ad alti funzionari ministeriali e non è stato approvato da nessuno di essi». In particolare, il portavoce ha tenuto a sottolineare che «le idee del testo non riflettono in alcun modo le posizioni del ministero delle Finanze e del Governo tedesco». Nella versione riportata dalla stampa, si parla inoltre di una prevista discussione del documento a metà gennaio, a Bruxelles, da parte dei ministri delle Finanze dell’Ue.

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