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Veti incrociati:
nessuna tregua
per la Siria

· Il Consiglio di sicurezza boccia tutte le risoluzioni per il cessate il fuoco ·

Il voto di ieri al Consiglio di sicurezza dell’Onu (Ap)

I veti incrociati impediscono che si arrivi a un cessate il fuoco stabile in Siria. Entrambe le risoluzioni presentate al Consiglio di sicurezza dell’Onu per arrivare a una tregua sono state infatti bocciate nella riunione che si è tenuta ieri. Russia e Cina hanno bloccato la risoluzione che chiedeva una tregua nella Siria nordoccidentale, ancora nelle mani dei ribelli (inclusa la regione di Idlib) elaborata da Germania, Belgio e Kuwait. Il testo ha ottenuto 12 sì, un’astensione e il no di Mosca (il tredicesimo veto sulla Siria) e Pechino. Nel testo di questa risoluzione si prevedeva che gli stati membri assicurassero «che tutte le misure adottate per combattere il terrorismo, incluso a Idlib», rispettassero «gli obblighi posti dal diritto internazionale». Proprio questo è il paragrafo che nonostante i lunghi negoziati è stato rifiutato dalla Russia. «È riprovevole che il Consiglio non sia stato capace di agire su un cessate il fuoco che avrebbe salvato vite», ha detto l’ambasciatrice americana all’Onu, Kelly Craft. «Siamo convinti che il Consiglio di Sicurezza non debba rimanere in silenzio, ma debba agire», ha affermato poi l’ambasciatore tedesco, Christoph Heusgen, sottolineando che l’«organo delle Nazioni Unite non è stato capace di proteggere la vita di tre milioni di persone tra cui molte donne e bambini a Idlib».

Allo stesso modo, tuttavia, è stata bocciata anche la risoluzione per il cessate il fuoco presentata da Russia e Cina nella quale si chiedeva una tregua nella Siria nord-occidentale (inclusa la regione di Idlib) con un’esenzione invece per le offensive militari contro i gruppi di estremisti compresi nella “lista nera” delle Nazioni Unite. Un testo “rivale” a quello preparato da Germania, Belgio e Kuwait al quale Mosca e Pechino hanno appunto messo il veto. Anche questa bozza è naufragata: l’hanno sostenuta Russia e Cina, mentre nove membri hanno votato contro e quattro si sono astenuti.

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14 novembre 2019

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