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Vescovo con i suoi fedeli

A Tripoli il vescovo è rimasto nella sua spoglia cattedrale per non abbandonare i suoi fedeli. In un paese completamente musulmano, per oltre un quarantennio come francescano e poi come vicario apostolico, Giovanni Innocenzo Martinelli è sempre stato al servizio degli ultimi della terra, in un territorio immenso e continuamente in trasformazione. Martinelli infatti si è occupato sempre dei migranti, non solo cristiani, arrivati in Libia per sfuggire a guerre e da qui cercare poi fortuna in Europa.

In una diocesi composta quindi in gran parte di disperati, donne e uomini di passaggio incontrati solo per breve tempo, ma nei momenti forse più duri e incerti della loro vita, il vescovo ha garantito i primi soccorsi e soprattutto offerto amore paterno. E in questi lunghi anni Martinelli è sempre andato loro incontro, per portare aiuto materiale e una parola di affetto e incoraggiamento, anche nelle terribili prigioni dove senza motivo apparente venivano spesso internati i profughi eritrei.

Suoi fedeli sono anche le minoranze di immigrati arrivati per lavorare, che nel vescovo francescano hanno sempre trovato un punto di raccolta, un momento di comunità e di condivisione. Proprio per stare accanto a loro, a un gruppo di filippini impegnati in Libia soprattutto in lavori di assistenza negli ospedali, Martinelli non parte, pur ben consapevole di quello che sta rischiando.

Quando sono andata a trovarlo nel 2008, mi ha raccontato come questi filippini con il loro lavoro, in silenzio, dessero una grande testimonianza di amore cristiano nella società libica. Nella sua modestissima abitazione accanto alla cattedrale ha saputo spiegarmi tanti aspetti del paese dov’è nato, dove vive e che considera suo. È un padre che rimane al suo posto, uomo di coraggio come il vicario apostolico di Bengasi, il francescano Sylvester Carmel Magro: per loro dobbiamo tutti pregare.

di Lucetta Scaraffia

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25 marzo 2019

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