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Vertice a Teheran
sull’accordo nucleare

· L’Europa disposta a sostenere gli investimenti in Iran ·

 I rappresentanti dell’Iran e dei paesi firmatari dell’accordo del 2015 sul programma nucleare, tranne gli Stati Uniti (Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) si riuniscono oggi per la seconda volta da quando Washington, lo scorso 8 maggio, ha annunciato il suo ritiro dall’intesa. L’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna ha riferito che l’incontro «a livello di esperti» si terrà presso il dipartimento studi politici e internazionali del ministero degli esteri a Teheran.

Il sito nucleare iraniano di Bushehr (Afp)

La precedente riunione si era svolta a Vienna il 25 maggio. Al termine dell’incontro in Austria il viceministro degli esteri di Teheran, Abbas Araqchi, si era detto fiducioso riguardo il futuro dell’accordo sul programma nucleare nonostante l’annunciato ritiro degli Stati Uniti. Oggi, purtroppo, i toni sono cambiati e l’accordo sembra vacillare. Ieri il rappresentante dell’Iran all’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea), Reza Najafi, parlando con i giornalisti a margine di una riunione a Vienna del consiglio dei governatori, ha chiarito che Teheran non terrà conto dell’invito dell’Aiea a «una tempestiva e proattiva cooperazione con gli ispettori» finché non sarà chiarito il futuro dell’accordo del 2015. L’ambasciatore ha confermato davanti al consiglio dei governatori che l’Iran «ha iniziato i lavori preparatori per rilanciare il suo programma nucleare in caso di fallimento dell’accordo» così che «si possano riavviare le attività senza le restrizioni previste dall’intesa». Due giorni fa il direttore dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, Ali Akbar Salehi, aveva annunciato l’avvio di un progetto per rafforzare le capacità di arricchimento dell’uranio nel sito di Natanz. Il giorno precedente la guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, aveva ribadito che il suo paese non intende rinegoziare l’intesa né aprire trattative sul programma missilistico come invece chiesto dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump.

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19 marzo 2019

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