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Nessun accordo a Salisburgo

· Poche decisioni concrete al consiglio dell’Ue sulla gestione dell’immigrazione ·

«Restano ampie distanze». Queste le parole usate da fonti dell’Unione europea per descrivere l’esito di ben quattro ore di mediazioni e colloqui tra i leader nel consiglio straordinario dei capi di stato e di governo a Salisburgo. Il punto più delicato resta quello della gestione interna dell’immigrazione, mentre tutti i paesi sarebbero d’accordo sul principio generale di un maggior coinvolgimento dei partner africani, a cominciare dall’Egitto.

Migranti pronti a sbarcare nel porto di Malaga in Spagna (Reuters)

L’impressione — confermata da numerosi osservatori — è che le idee sul tavolo siano tante, forse troppe, ma che manchi la capacità decisionale, in una parola: la leadership. Questa mattina, arrivando alle sede del summit, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha citato un’altra questione essenziale: la riforma del regolamento di Dublino. «È possibile arrivare a una riforma del regolamento di Dublino prima delle elezioni europee della prossima primavera» ha detto Macron. «L’importante è che ci sia un’ampia partecipazione al meccanismo di redistribuzione, altrimenti non ha significato» ha invece dichiarato il presidente del consiglio italiano, Giuseppe Conte, rispondendo, al suo arrivo al summit a una domanda sulla possibilità che i paesi Ue che non accolgono i migranti possano dare almeno un contributo economico. «Per l’Italia è importante che ci sia un’ampia partecipazione alla redistribuzione dei migranti: serve un meccanismo di gestione che sia europeo» ha aggiunto il presidente del consiglio. L’ipotesi di un contributo economico in cambio dell’assistenza è stata bocciata invece dal premier lussemburghese Xavier Bettel. «Se iniziamo a parlare del prezzo di un migrante, è una vergogna per tutti» ha detto. «Non parliamo di mercati, non parliamo di tappeti o di merci. Parliamo di esseri umani» ha aggiunto. Più dura la linea del governo ungherese. «Come si risolve il problema? Non li si fa più entrare, e chi è qui lo si rimanda a casa, è molto semplice» ha detto, sempre oggi, il premier Viktor Orbán.

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22 maggio 2019

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