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Verso un nuovo scontro
tra Maduro e opposizione

· Tribunale venezuelano conferma la condanna a 14 anni di detenzione per il leader antichavista Leopoldo López ·

Tredici anni e nove mesi: tanto resterà in carcere Leopoldo López, uno dei principali esponenti dell’opposizione venezuelana, coordinatore nazionale del partito Voluntad Popular. Così ha deciso ieri un tribunale di Caracas respingendo il ricorso di López e confermando la sentenza emessa dal giudice Susana Barrientos, che circa un anno fa, nel settembre 2015, aveva chiuso un processo durato 19 mesi e svoltosi tra mille polemiche. La decisione, come prevedibile, porterà a un ulteriore innalzamento della tensione tra il presidente Maduro e l’opposizione che ne chiede la destituzione.

In fila attendono di comprare cibo davanti a un supermercato di Caracas  (Afp)

López è chiuso nel carcere militare di Ramo Verde, a nord di Caracas, dal 18 febbraio dell’anno scorso, quando si è consegnato alle autorità che lo indicavano quale responsabile degli incidenti scoppiati al termine di una manifestazione studentesca svoltasi sei giorni prima nel centro della capitale venezuelana. Secondo la tesi dell’accusa, López sarebbe stato responsabile della violenza di piazza di quella giornata, durante la quale manifestanti oppositori avevano affrontato la polizia, bruciato automobili e attaccato la sede della Procura centrale di Caracas. In un primo momento — riferiscono fonti della stampa locale — l’imputazione comprendeva anche il delitto di omicidio, riferito alle tre persone (due manifestanti e un dirigente chavista) morte durante gli scontri, ma queste accuse sono state ritirate dopo che un’inchiesta giornalistica ha dimostrato che quelle persone erano state uccise da agenti della polizia.

López, un economista di 44 anni, sindaco di Chacao per otto anni (2000-2008), ha sempre respinto le accuse che gli erano rivolte, insistendo sul fatto che il suo appello alla protesta è sempre stato non violento. López sostiene di esser stato arrestato e processato solo perché si oppone al Governo di Maduro. «Se mi condanna, avrà più paura lei leggendo la sentenza che io ricevendola, perché lei sa benissimo che sono innocente» aveva dichiarato il leader antichavista al giudice Barrientos durante la prima udienza del processo a suo carico, dopo che il magistrato gli aveva proibito di far vedere un video preparato dalla sua difesa per dimostrare che le accuse contro di lui erano senza fondamento. La decisione di far restare López in carcere rischia ora di far salire ulteriormente il livello dello scontro, soprattutto dopo che la Commissione elettorale nazionale ha deciso, pochi giorni fa, che il referendum sulla possibile destituzione di Maduro non potrà tenersi entro la fine del 2016. Una decisione, anche questa, molto contestata: se il sì alla destituzione di Maduro dovesse vincere nel 2017, il Governo del presidente non potrà essere rimosso e quindi Maduro potrebbe continuare ad avere una notevole influenza sul Paese. Un Paese, il Venezuela, piegato da una crisi economica senza precedenti.

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