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Verso un autentico
umanesimo

· Manifesto di Cei e Università italiane per l’istruzione ·

Pur nelle reciproche competenze, spesso i ruoli formativo e culturale della Chiesa e della scuola convergono. A partire da questo punto fermo e dal reciproco riconoscimento, la Conferenza episcopale italiana (Cei) e la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) hanno deciso di porsi di fronte alle nuove sfide dell’educazione assieme, condividendo un manifesto e chiedendo a quanti vi si riconoscono di farlo proprio.

Al primo punto figura il diritto all’educazione e alla cultura. «Tutti gli esseri umani hanno il diritto inalienabile a un’educazione che risponda alla vocazione e alle attitudini di ciascuno», si legge nel testo. «A ciascuno — continua — deve essere assicurata un’educazione di qualità» che «comprenda opportunità di apprendimento e crescita».

L’Università viene definita una «comunità di studio, di ricerca e di vita». Una cultura e un’educazione conformi alla dignità umana, devono infatti «vedere la persona al centro dei percorsi formativi, in un quadro di relazioni che costituiscano una comunità viva, interdipendente, orientata da finalità comuni». In particolare, si specifica, le comunità accademiche vanno costruite «come luoghi di studio, di ricerca e di incontro intergenerazionale, volte alla crescita personale e alla promozione di un autentico umanesimo». In questo contesto si configura la necessità di offrire, da parte delle Università «servizi di accoglienza e di ascolto, di sostegno materiale e di assistenza psicologica, morale e spirituale, in fruttuosa sinergia con enti e servizi della società civile e con le istituzioni religiose».

Al fine di umanizzare l’educazione, continua il manifesto, «occorre promuovere processi formativi aperti e solidali, inclusivi e volti a promuovere i talenti individuali, estendendo il perimetro delle aule a ogni angolo del vissuto sociale nel quale l’educazione può generare solidarietà, crescita, comunione». Per questo, alle istituzioni formative è chiesto di offrire percorsi di studio «che tengano conto delle particolari caratteristiche dei diversi alunni in termini di età, istruzione, background e condizione sociale, incentivando l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita».

L’iniziativa punta a diffondere una cultura del dialogo e della libertà in quanto «è un ambiente particolarmente favorevole per promuovere una cultura del dialogo, i cui requisiti sono il rispetto e l’uguaglianza». In questa direzione, «a partire dai loro valori positivi di amore, speranza e salvezza», le religioni «rivestono un ruolo rilevante per il conseguimento degli obiettivi di cooperazione e di pace. Per questo occorre riconoscere il loro contributo alla sfera pubblica, nel quadro di rispetto e collaborazione propri del principio di laicità».

Al tempo stesso «il sistema dell’autonomia universitaria chiede di essere valorizzato in ogni sede nazionale e internazionale, mediante attività di coordinamento, di indirizzo, di tutela e di promozione degli Atenei e contribuendo attivamente allo sviluppo di un coerente sistema europeo per l’alta formazione e la ricerca, in cui la libera scelta dei giovani sia favorita da opportune azioni». Ciò comporta «l’allargamento delle collaborazioni e l’impegno a elevare la funzionalità, la qualità e il prestigio, anche internazionale, del sistema universitario italiano». In questo dialogo vanno incluse «le realtà ecclesiastiche di alta formazione, nel quadro di un’aperta sinergia fra tutte le istanze che fermentano la crescita della coscienza umana universale e secondo il principio dell’unità del sapere, nella distinzione e nel rispetto delle sue molteplici e convergenti espressioni».

Sono inoltre di primaria importanza l’integrazione tra competenze formali e informali «con una particolare attenzione alle competenze trasversali», i cosiddetti soft skills, e la promozione di una cittadinanza globale, che appartiene agli obiettivi delle reti di collaborazioni promosse a diverso livello istituzionale nel mondo accademico, sociale e religioso. Riguardo a quest’ultimo punto Cei e Crui chiedono che si attuino iniziative «per facilitare lo scambio culturale e la mobilità degli studenti e dei docenti».

Per il bene delle persone e soprattutto delle nuove generazioni, il manifesto sottolinea come appaia prioritario «diffondere saperi e strumenti che promuovano uno sviluppo integrale e sostenibile». Per questo, continua, «occorre adoperarsi al fine di promuovere i valori sociali e ambientali». Appare inoltre necessario diffondere la cultura digitale. Ma affinché questa dimensione possa essere un effettivo motore di crescita e di sviluppo delle persone e delle nazioni occorre «impegnarsi in un dialogo intergenerazionale che generi una cultura, un’etica e una organizzazione del sapere e del pensiero capace di affrontare la rivoluzione digitale mettendo al primo posto il bene delle persone».

Al fine di dare attuazione agli obiettivi, Cei e Crui si sono impegnate a favorire lo scambio di esperienze e informazioni in linea con quanto esposto nel manifesto, e a inserire nei programmi per la formazione delle giovani generazioni e sui nuovi modelli di orientamento insegnamenti e moduli che diano conto dell’unitarietà della dimensione spirituale e culturale. Inoltre intendono favorire iniziative che umanizzino lo studio e la ricerca e promuovere eventi e occasioni di scambio sui temi del manifesto. A questo scopo auspicano la nascita di accordi fra gli Atenei e le Diocesi d’Italia e prevedono una linea diretta di dialogo tra le istituzioni attraverso specifici delegati.

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18 settembre 2019

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