Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Verso nuove frontiere

· ​Per una fede cristiana al femminile ·

Un invito. Quello fatto da Papa Francesco tornando dal Brasile nel 2013, dopo la Giornata mondiale della gioventù, a proposito delle donne nella vita della Chiesa e del carisma femminile da ripensare e rivalutare: «Non esiste la Chiesa senza la dimensione femminile» aveva detto. «Non si può capire una Chiesa senza le donne attive in essa. Non abbiamo ancora fatto una teologia della donna. Bisogna farlo», aveva dunque sollecitato. 

Giotto, «Risurrezione e Noli me tangere» (Padova, Cappella degli Scrovegni, 1303-1305)

Un profondo richiamo al quale in qualche modo fa eco la riflessione che anima il libro di Roberto Tagliaferri, L’Altra Maria. Per una fede cristiana al femminile (Assisi, Cittadella Editrice, 2019, pagine 193, euro 17,50). Il volume, che dalla “intuizione” del Papa ha preso corpo e slancio innestandosi in un dibattito intenso e complesso di lungo corso, cerca di dare un contributo al tema attraverso un ricco impianto documentale — dotto, affascinante e dettagliato — che va dalle narrazioni mitologiche nelle diverse tradizioni (greca, egizia e biblica) ai testi evangelici (apocrifi e canonici) per arrivare alle tesi del Concilio Vaticano II, nel tentativo di ricomporre, e aggiungere laddove possibile, tasselli a un ampio mosaico teologico e storiografico che ha attraversato la storia del Cristianesimo e delle società occidentali.
Nel testo Tagliaferri dichiara subito il suo intento e il suo «metodo di fondo della ricerca, di tipo teologico e pastorale», rilanciando con altrettanta evidenza la sua visione «di parte» e la sua militanza nel sostenere la possibilità di un ministero al femminile che rinnovi la Chiesa del Terzo Millennio. Perciò l’autore si ispira alla testimonianza e all’esperienza personale dell’«altra Maria»; se all’inizio c’è Maria la madre di Gesù, archetipo della fede nella sua esperienza «storico-salvifica» che «accoglie il Verbo e lo dona al mondo», dopo di lei c’è Maria di Magdala, la donna che «per prima ha visto il Risorto», la donna che «sperimenta il Verbo, lo annuncia al mondo» e di tale esperienza di fede interiore, se ne fa subito «portavoce», in un contesto storico — ricorda l’autore — dove la testimonianza femminile non aveva alcuna rilevanza pubblica e giuridica.
Sulla capacità immediata della comunicazione, incarnata dalla Maddalena nel suo archetipo di fede mistica, si fonda il ripensamento e la rivalutazione di questa figura che oggi, nella prospettiva di un cristianesimo rinnovato alla luce della reciprocità tra «potere e servizio», diventa paradigma per un auspicato riconoscimento ecclesiale «non subordinato al maschile».
Nell'esperienza della Maddalena, nota l’autore, c’è la rivelazione interiore che ne fa un’intermediaria tra Gesù Risorto e i discepoli. Una figura autorevole, il cui ministero arriva fino a noi come manifestazione esclusiva dell’azione dello Spirito nelle coscienze dei credenti che come lei conoscono la misericordia del Signore, perché gratuitamente e umilmente «hanno molto amato». A questa azione, dunque, bisogna guardare per cercare di «rendere più concreti gli spazi dei nuovi ministeri al femminile» e Tagliaferri lo fa indicando alcuni ambiti, di ispirazione evangelica, che vanno dal ministero della misericordia (la confessione) a quello del racconto dei «sentimenti religiosi» a quello della via estetica alla fede, legata all’esperienza della bellezza. Esperienze che hanno bisogno di essere comunicate agli uomini nella Chiesa e fuori dalla Chiesa.
«Non si tratta di concedere un po’ di potere ecclesiastico, secondo la strategia femminista delle pari opportunità o delle quote rose», sottolinea l’autore. «Si tratta invece di modulare la dimensione istituzionale della Chiesa concedendo spazio al carisma e alla esperienza mistica come reali poteri per indirizzare la pastorale e l’evangelizzazione». Da qui la prospettiva di una innovazione: «Un dicastero carismatico al femminile che non solo si consulta ma decide insieme al dicastero istituzionale al maschile. Non donne-preti, ma donne mistico-religiose con potere decisionale su tutta la Chiesa».
Come Maria di Magdala, così Ildegarda di Bingen, Caterina da Siena, Brigida di Svezia, Chiara d’Assisi, Giovanna d’Arco, Teresa D’Avila, Teresa di Lisieux, Edith Stein, Etty Hillesum, Simone Weil: testimoni mistiche e carismatiche, a cui poter ispirarsi ancora per «riequilibrare il sistema ecclesiale» in termini di complementarità.
Per vivere nella Chiesa del Terzo millennio un diverso orizzonte di fede cristiana al femminile, così da dare più voce a chi oggi, come nei secoli scorsi e secondo il proprio personale carisma, è in grado per sensibilità, intuizioni, percezioni e intelligenza di implementare una cultura occidentale in crisi. Perché, come dice una sorella clarissa, — mistica contemporanea la cui testimonianza chiude il corposo libro — «è tempo di scegliere e agire negli spazi ecclesiali che oggi ci sono dati di vivere»; ed è tempo di muoversi «verso nuovi lidi e frontiere che con fermezza e perseveranza confidiamo di fecondare con la nostra presenza».

di Tullia Fabiani

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE