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Verso
l’unità nella fede

· Nuova fase del dialogo con la Chiesa ortodossa ·

Nel corso del 2017 il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, portato avanti dalla Commissione mista internazionale, si è concentrato sul delicato compito di individuare il tema per la nuova fase apertasi dopo l’approvazione, avvenuta il 22 settembre 2016 a Chieti, del documento Sinodalità e primato nel primo millennio. Verso una comune comprensione al servizio dell’unità della Chiesa. Questo testo è stato pubblicato dalla Commissione mista internazionale dopo un lungo periodo di riflessione sul rapporto teologico ed ecclesiologico tra primato e sinodalità nella vita della Chiesa, inaugurato nel 2007 dal documento di Ravenna dal titolo Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della chiesa: comunione ecclesiale, conciliarità e autorità.

Secondo il documento di Chieti, cattolici e ortodossi concordano sul fatto che nella Chiesa del primo millennio era riconosciuto un primato alla sede di Roma, la quale, in stretta relazione con i vescovi delle altre sedi principali del primo millennio oppure insieme al sinodo della Chiesa di Roma, cioè sempre in un contesto di sinodalità, esercitava alcune prerogative quali l’essenziale cooperazione per il riconoscimento di un concilio come ecumenico o la possibilità di ricevere appelli. La comune eredità dei principi teologici, delle istituzioni canoniche e della pratica liturgica del primo millennio viene presentata come necessario punto di riferimento e fonte di ispirazione per il superamento delle divergenze esistenti tra cattolici e ortodossi circa il rapporto tra primato e sinodalità al livello della Chiesa universale.

Poiché durante la sessione plenaria di Chieti i membri della Commissione mista internazionale non hanno avuto il tempo di individuare il tema sul quale proseguire il dialogo teologico, essi hanno chiesto al Comitato di coordinamento di elaborare una proposta. A seguito di tale decisione, il Comitato di coordinamento della Commissione mista internazionale si è riunito a Leros, in Grecia, dal 5 al 9 settembre, beneficiando della calorosa e generosa ospitalità del metropolita Paisios di Leros, Kalymnos e Astypalaia (Patriarcato ecumenico). All’incontro, co-presieduto dal presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, cardinale Kurt Koch, e dall’arcivescovo di Telmessos, Job Getcha, erano presenti dieci membri ortodossi e nove membri cattolici.

La riunione ha avuto inizio con una valutazione del cammino percorso dalla Commissione mista internazionale a partire dall’approvazione del Piano per l’avviamento del dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, adottato durante la prima sessione plenaria di Rodi nel 1980 e successivamente approvato dalle rispettive autorità ecclesiastiche. Entrambe le parti, dopo aver significativamente riaffermato che lo scopo del dialogo resta il ristabilimento della piena comunione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, così come affermato nel paragrafo iniziale del Piano di Rodi, hanno convenuto sull’importanza dei risultati finora conseguiti dal dialogo e sulla necessità di affrontare a questo punto del dialogo le questioni che rimangono tuttora da risolvere.

Pertanto, è stato deciso di affidare a una sottocommissione, composta da quattro membri ortodossi e altrettanti cattolici, la redazione di una bozza di documento sul tema Verso l’unità nella fede: questioni teologiche e canoniche, da discutere durante la prossima riunione del Comitato di coordinamento prevista entro la fine del 2018. Secondo quanto stabilito a Leros, il documento conterrà due sezioni: nella prima si riassumeranno i frutti già raccolti dal dialogo, nella seconda si indicheranno le questioni teologiche e canoniche che restano da risolvere per ristabilire l’unità nella fede tra cattolici e ortodossi, in modo da aprire la strada alla comunione eucaristica. Il testo inoltre suggerirà la metodologia con la quale la Commissione mista internazionale intende prendere in esame le questioni aperte. Al riguardo, è stato riconosciuto che, come già sottolineato nel Piano di Rodi, è di fondamentale importanza distinguere tra «le differenze che sono compatibili con la comunione eucaristica e quelle che sono incompatibili e che richiedono che sia trovata una soluzione e un accordo comune» (ii, 3).

Allo stesso tempo, il Comitato di coordinamento ha deciso di iniziare a lavorare anche su di un secondo documento, che dovrebbe cominciare ad affrontare alcune delle questioni ancora aperte. In particolare, in continuità con il documento approvato a Chieti, al quale si è già accennato, una seconda sottocommissione, distinta dalla prima, è stata incaricata di redigere la bozza di un documento dal titolo Primato e sinodalità nel secondo millennio ed oggi. Nel contesto di questo documento di natura prettamente ecclesiologica si prenderà in esame il tema dell’uniatismo. Anche questa sottocommissione, composta da cinque membri per ciascuna parte, dovrà aver preparato una bozza di documento prima della prossima riunione del Comitato di coordinamento.

Dal 12 al 14 dicembre le due sottocommissioni si sono riunite a Roma presso la sede del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani per precisare gli scopi ed elaborare un piano di lavoro. In tale occasione, si è deciso che entrambe le sottocommissioni si incontreranno nuovamente nel giugno 2018 ed è stato comunicato che la riunione del Comitato di coordinamento avrà luogo dal 13 al 17 novembre 2018 presso il monastero di Bose.

Il processo avviato dalla riunione del Comitato di coordinamento, che si è tenuto a Leros, è appena iniziato ed è difficile prevedere quale sarà il suo esito. La decisione di individuare gli ostacoli che rendono ancora impossibile la comunione eucaristica tra cattolici e ortodossi e cominciare a prenderli in esame segna realmente il passaggio a una nuova fase del dialogo teologico, che, a parte il decennio tra il 1990 e il 2000 dedicato al tema dell’uniatismo, si era finora principalmente concentrato sulla convergenza già esistente tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa circa alcune fondamentali questioni teologiche, sacramentali, ecclesiologiche.

L’unanime consenso nel riaffermare che la meta del dialogo resta il ristabilimento della piena comunione nella fede, che si esprime nella partecipazione allo stesso banchetto eucaristico, manifestato da tutti i partecipanti alla riunione del Comitato di coordinamento, fa ben sperare che l’inaugurazione di questa nuova fase sia legata al desiderio di accelerare i tempi del raggiungimento di tale traguardo. Confortati da questa consapevolezza, è possibile immaginare che le questioni teologiche e canoniche aperte, che in sostanza sono i contenuti della controversia storica tra cristiani d’Oriente e d’Occidente, saranno affrontate dalla Commissione mista internazionale non in spirito polemico e apologetico come avveniva nel passato, ma con la disponibilità a comprendere ciò che gli altri hanno voluto esprimere con formulazioni teologiche diverse dalle proprie, cercando insieme il modo migliore per essere fedeli oggi all’insegnamento della sacra Scrittura e della Tradizione.

Da questo punto di vista, durante la prossima riunione, il Comitato di coordinamento sarà chiamato a valutare non solo se le bozze dei documenti preparati dalle sottocommissioni sono pronte per essere sottoposte allo studio della plenaria della Commissione mista internazionale, ma anche e soprattutto se il dialogo teologico sta procedendo, per i contenuti e per la metodologia, sulla strada che conduce verso la piena comunione. 

di Andrea Palmieri, 
Sotto-segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani 
e co-segretario della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico
tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa

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