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Verso l’Anno della fede e il Sinodo

· Benedetto XVI giovedì a Loreto a cinquant’anni dalla visita compiuta da Giovanni XXIII alla vigilia del concilio Vaticano II ·

E all’udienza generale ricorda che la liturgia cristiana è il culto del cielo aperto a tutti

Il Papa si reca giovedì 4 ottobre al santuario di Loreto per «raccomandare alla Madre di Dio i principali eventi ecclesiali che ci apprestiamo a vivere: l’Anno della fede e il Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione».  È stato lo stesso Benedetto XVI  a confidarlo ai fedeli che hanno partecipato all’udienza generale svoltasi in piazza San Pietro alla vigilia della visita al santuario mariano, dove cinquant’anni fa si recò Giovanni XXIII per affidare alla Madonna i lavori del concilio Vaticano II a una settimana dalla sua apertura. «Possa la Vergine Santa — si è augurato — accompagnare la Chiesa nella sua missione di annunciare il Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo».

In precedenza il Pontefice, proseguendo nelle sue catechesi dedicate alla preghiera, era ritornato sul tema della liturgia cristiana, attraverso la quale — aveva ricordato — «facciamo nostra la lingua della madre Chiesa, apprendiamo a parlare in essa e per essa». Nella preghiera liturgica, infatti, «non parliamo solo come singole persone, bensì entriamo nel “noi” della Chiesa che prega. E dobbiamo trasformare il nostro “io” entrando in questo “noi”».

La liturgia, dunque, «non  è una specie di “auto-manifestazione” di una comunità, ma è l’uscire dal semplice “essere-se stessi”» per entrare nell’universalità  della Chiesa. Essa «è il culto del cielo aperto», perché  «non esistono “stranieri” nella comunità liturgica»: in ogni celebrazione «partecipa assieme tutta la Chiesa, cielo e terra, Dio e gli uomini». È importante perciò che il cristiano «si senta e sia realmente inserito in questo “noi” universale, che fornisce il fondamento e il rifugio all’“io”, nel Corpo di Cristo che è la Chiesa».

Del resto, la liturgia «non è il ricordo di eventi passati, ma è la presenza viva del Mistero Pasquale di Cristo che trascende e unisce i tempi e gli spazi».  Essa è essenzialmente «azione di Dio in noi e con noi». Per questo «non è il singolo — sacerdote o fedele — o il gruppo che celebra la liturgia, ma essa è primariamente azione di Dio attraverso la Chiesa, che ha la sua storia, la sua ricca tradizione e la sua creatività». Ecco la ragione per cui «non può essere ideata o modificata dalla singola comunità o dagli esperti, ma deve essere fedele alle forme della Chiesa universale».

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