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Verso la conclusione  il Sinodo per il Medio Oriente

· La votazione del messaggio e delle «proposizioni» ·

Dopo due settimane di riflessione e di discussione il Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente si prepara a chiudere i battenti. Tra questo pomeriggio, venerdì 22, e domani mattina, sabato 23 — con le votazioni del messaggio finale e dell'elenco unico delle «proposizioni» da consegnare al Papa — i padri sinodali concluderanno i lavori dell'assemblea speciale. La pubblicazione dei due documenti consentirà così di valutare ancor più compiutamente il senso e le prospettive di questi quindici giorni di confronto.

Sono state due settimane intense, segnate — soprattutto nella prima parte — da interventi ampi, articolati, e da un dibattito a tratti anche serrato. Oltre 150 tra padri sinodali, uditori e uditrici hanno preso la parola nella discussione programmata. A loro si sono aggiunti i contributi degli invitati speciali — un ebreo e due musulmani — e dei delegati fraterni. Senza contare, peraltro, tutti coloro che hanno parlato durante il dibattito libero svoltosi in chiusura delle singole giornate: a conferma del clima aperto e disponibile nel quale ogni padre ha avuto la possibilità di raccontare le realtà, i problemi e le aspettative del popolo dei credenti della variegata regione del Medio Oriente.

Sono state anche giornate vissute in un clima di effettiva comunione tra i rappresentanti di Chiese cattoliche sui iuris chiamate ad affrontare quotidianamente sfide comuni. Le aspettative in questo senso erano tante, anche perché sull'assemblea sono stati puntati gli occhi non solo della comunità mediorientale ma dell'intera Chiesa e del mondo. Un impegno, quello della comunione, al quale si intreccia strettamente il compito della testimonianza. Anche e soprattutto in direzione della ricerca dell'unità con le altre Chiese cristiane e dello sforzo per alimentare il dialogo con le altre religioni. Missione compiuta, a giudizio del relatore generale del sinodo, il patriarca egiziano di Alessandria dei Copti Antonios Naguib — uno dei ventiquattro presuli che saranno nominati cardinali durante il concistoro del prossimo 20 novembre — che in un'intervista rilasciata al nostro giornale alla vigilia della conclusione dell'assemblea assicura la volontà dei padri sinodali di cancellare dal «vocabolario» delle Chiese cattoliche in Medio Oriente parole come paura, disperazione, solitudine, timidezza, per sostituirle con termini come coraggio, speranza, comunione, testimonianza. «Prima di entrare in quest'aula — racconta Naguib — molti di noi si chiedevano come avremmo potuto e dovuto guardare al nostro avvenire, a quello delle nostre Chiese. Ora, quando usciremo da quest'aula, saremo certi almeno di una cosa: dobbiamo guardare al futuro senza più timori ma pieni di speranza». Nell'intervista il patriarca illustra per sommi capi l'elenco delle «proposizioni» che saranno sottoposte all'approvazione della quattordicesima e ultima congregazione generale, per poi essere consegnate al Papa in vista della stesura dell'esortazione post-sinodale.

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19 gennaio 2020

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