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Verso il futuro
con chiarezza

· Intervista al presidente del Consiglio di sovrintendenza e al direttore generale dell’Istituto ·

L’Istituto per le opere di religione (Ior), dopo essere stato colpito da una serie di abusi, è oggi un’istituzione finanziaria pienamente trasparente ed efficiente, in grado di assolvere il compito di aiutare il Papa e la Chiesa nella loro missione. È quanto emerge dall’intervista che il presidente del Consiglio di sovrintendenza, Jean-Baptiste de Franssu, e il direttore generale, Gian Franco Mammì, hanno rilasciato all’Osservatore Romano e a Radio Vaticana.

Perché la Chiesa e il Vaticano hanno bisogno dello Ior e quali servizi offre l’Istituto?

JBdF: È molto semplice. Anzitutto, dobbiamo ricordare che il Vaticano, essendo uno Stato sovrano, ha una piccola economia; e come ogni altro Stato sovrano che ha un’economia, ha bisogno di un’istituzione, che normalmente definiremmo istituzione finanziaria, che permetta il trasferimento di denaro e consenta ai diversi settori dell’economia di funzionare. È dunque questo il ruolo principale dello Ior. Lo Ior prima di tutto offre pagamenti, servizi alle varie istituzioni e ai diversi dicasteri della Santa Sede, qui nello Stato della Città del Vaticano. È un ruolo storico, ed è un ruolo molto importante che l’Istituto svolge oggi. Inoltre, nel corso degli anni lo Ior ha sviluppato un servizio che definirei sulla linea della gestione patrimoniale, sebbene questo termine possa essere un po’ ambiguo considerato ciò di cui stiamo parlando. Certamente aiutiamo congregazioni, diocesi e istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano a gestire i loro beni, a gestire il loro denaro. Essenzialmente si tratta di fornire conti che diano interessi o prodotti per la gestione patrimoniale. In sostanza è questa la base ed è di grande importanza poiché consente a tutti i diversi elementi dell’economia del Vaticano di funzionare, oltre, ovviamente, a sostenere il Papa nella sua missione.

Si può dire che oggi lo Ior sia completamente trasparente, pulito, se possiamo usare questo termine, e come sono potuti accadere gli abusi che si sono verificati nel passato?

GFM: Come è potuto accadere? È comunque una comunità di uomini e sicuramente l’assenza di regole, di un ordinamento e di una serie di norme stringenti ha consentito questo. Posso dire con certezza che oggi lo Ior è assolutamente “pulito”, se dobbiamo utilizzare questo termine. È stata fatta una grande attività di riordino di tutta la clientela, sulla base di una regolamentazione oggi molto precisa: regolamentazione che ha determinato procedure e regole certe, con griglie normative e procedurali assolutamente efficaci. Diciamo che è stato costituito finalmente un presidio, dal quale sarà impossibile poter tornare indietro.

Lo Ior è stato collegato a una serie di scandali ed è stato riportato che la mafia l’avrebbe utilizzato per lavare il denaro. Che cosa avete scoperto nelle indagini interne?

JBdF: Penso che prima di tutto sia importante ricordare quali sono i valori centrali dell’Istituto, qual è il fine fondamentale dell’Istituto. E questo è, in realtà, di aiutare il Papa, di aiutare la Chiesa nel suo lavoro. Quindi, i punti che lei ha appena accennato, che sono per loro natura negativi, non hanno nulla a che vedere con lo Ior. L’obiettivo che ci siamo posti negli ultimi anni, e che abbiamo ulteriormente rafforzato da quando è arrivato Gian Franco Mammì come direttore generale, ovviamente è quello di essere una istituzione il più possibile rigorosa e pulita. Non possiamo entrare nei dettagli di alcune questioni ereditate che lo Ior deve affrontare, ma in passato l’Istituto è stato colpito da una serie di abusi. Alcuni sono avvenuti nel settore dei beni immobili, altri in quello dei titoli. Abbiamo adottato un approccio molto accurato e meticoloso. Abbiamo svolto un lavoro notevole per comprendere che cos’è accaduto e perché, e per cercare giustizia, affinché ciò che è stato tolto all’Istituto — e quindi al Papa — venga restituito alla Chiesa. Qualsiasi istituzione finanziaria che non abbia una governance forte, forti controlli, forte disciplina e organizzazione è, per sua natura, esposta a potenziali abusi. Non si possono servire due padroni. E il denaro tenta. Quindi, ciò che abbiamo fatto negli ultimi anni è stato creare una struttura che consenta di andare avanti, di modo che alcune delle cose accadute in passato non si ripetano mai più. E vorrei dire che, nelle debite proporzioni, non siamo diversi da qualsiasi altra istituzione finanziaria. Basta guardare le grandi banche e le istituzioni finanziarie nel mondo. Molte di esse hanno avuto questa sorta di problemi e anche loro hanno dovuto reagire. È dunque ciò che ha fatto lo Ior, consapevole che da noi forse ci si aspetti ancor più integrità. Oggi lo Ior è un’istituzione finanziaria che non potrebbe essere più trasparente ed efficiente di quanto non sia già. Nel mondo della finanza non si può mai dire mai. C’è sempre il rischio che accada qualcosa, sia internamente sia per ragioni esterne. Ritengo, però, che ormai allo Ior abbiamo raggiunto un livello che è alla pari di qualsiasi altra istituzione finanziaria o bancaria nel mondo.

È stato detto che lo Ior ha investimenti in compagnie di combustibili fossili. Non è un po’ strano dopo la pubblicazione della Laudato si’?

JBdF: Vorrei solo fare alcune osservazioni di fondo prima di dare una risposta. Anzitutto, attualmente la percentuale di azioni nel portafoglio dello Ior è molto limitata: 1,7 per cento. E in questo 1,7 per cento non c’è nessuna compagnia del genere che possa andare contro l’insegnamento della Laudato si’. Il grosso di questo portafoglio, di fatto, è investito in titoli a rendimento fisso. E anche qui, si tratta essenzialmente di titoli sovrani. Per questo non siamo esposti direttamente a nessuna compagnia del tipo che ha menzionato. Ma non è questa la risposta completa. Perché la risposta completa dovrebbe anche guardare avanti: che cosa accadrà in futuro se inizieremo ad aumentare il livello di azioni ordinarie? In futuro potremmo reinvestire e ricostruire questa esposizione azionaria. E allora dovremo attuare una serie di criteri di investimento socialmente responsabile molto chiari, per assicurare che quando reinvestiremo in azioni non finiremo nelle categorie che vanno contro l’insegnamento del Santo Padre.

Che cosa è accaduto al piano di un Vatican Asset Management gestito centralmente?

JBdF: Facciamo un passo indietro. Ricorderete che il Santo Padre Francesco ha istituito una commissione, la Cosea, e che, nell’agosto 2013, ha chiesto a quella commissione di presentargli un certo numero di raccomandazioni riguardanti l’organizzazione amministrativa e finanziaria della Santa Sede. Come parte del lavoro della Cosea abbiamo appunto prodotto queste raccomandazioni, alcune delle quali sono state attuate. Altre non sono ancora state attuate e alcune probabilmente non lo saranno mai. La decisione, ovviamente, spetta al Santo Padre. Questo concetto di Vatican Asset Management è stato una delle raccomandazioni della Cosea. Quindi era una cosa del tutto separata dallo Ior. Sono due questioni del tutto distinte. Ho sentito commenti che tendono a mescolarle, ma non è corretto.

Tornando all’attualità, quest’anno non è stato particolarmente redditizio per lo Ior. Quali sono le motivazioni di questo stato di cose, se è possibile spiegarlo?

GFM: Intanto non direi che non è stato redditizio: è stato redditizio compatibilmente con le difficoltà obiettive del mercato, della sua volatilità, delle crisi che ci sono state, come quella greca. Diciamo che, da parte nostra, è stato fatto un lavoro comunque efficiente e di grande dignità. Sarà possibile verificare i numeri dai nostri bilanci. L’utile di quest’anno è coerente con lo scenario economico-politico di riferimento e va considerato anche alla luce del fatto che ci lasciamo alle spalle una fase importante di transizione. Per quanto riguarda invece i rendimenti dei nostri clienti, questi hanno rispettato i loro desiderata. Questo è un altro concetto importante, ovvero non esiste una formula assoluta di gestione patrimoniale o di gestione dei risparmi dei nostri clienti, esiste quello che il nostro cliente ci chiede di realizzare, tenendo conto anche dei limiti che ci impone. Dal punto di vista della proprietà, tutto quello che poteva essere fatto, è stato fatto. Gli utili sono stati realizzati. E il compito di destinarli alla Commissione cardinalizia è stato assolto. Quello che sicuramente continueremo a fare — ed è questo l’obiettivo primario — sarà rendere il “sistema Ior” sempre più efficiente. Ed è quello che stiamo già facendo sia in termini di professionalità interne sia in termini di strumenti e di piattaforme tecnologiche. Guardando al futuro, l’idea che ci muove è quella dello sviluppo, non della sopravvivenza.

Che cosa si deve ancora fare per cambiare la reputazione dello Ior come luogo dove lavare il denaro sporco o nasconderlo dalle autorità fiscali?

JBdF: Grazie di questa importante domanda. La considero importante, perché abbiamo bisogno di riflettere in modo positivo sulla realtà di ciò che lo Ior è oggi. Ma prima di parlare dello Ior e del processo di evoluzione che abbiamo attraversato, desidero ringraziare tutto il personale dell’Istituto perché non è sempre stato facile per loro; si tratta di persone che hanno sofferto a causa di tutte le sfide alla reputazione alle quali l’Istituto è stato esposto. È impossibile lavare denaro sporco allo Ior. Forse è accaduto in passato, come è possibile che sia accaduto in tante, tantissime istituzioni finanziare e bancarie nel mondo. Ma visto che disponiamo di definizioni molto rigide riguardo a quali clienti possono avere un conto allo Ior non è possibile per chiunque aprire un conto. Le regole sono estremamente severe e tutto il personale dello Ior è stato formato così da conoscere, capire, rispettare e seguire tali regole. Poi, quando — come stiamo facendo ora — si stabilisce un certo numero di accordi fiscali con diversi paesi nel mondo dove i nostri clienti sono domiciliati, per chiunque fosse tentato di utilizzare un conto di un’istituzione per lavare denaro sporco lo Ior sarebbe l’ultimo posto al quale vorrebbe rivolgersi. Spero dunque che, se non altro, questa conversazione con voi e il dottor Mammì possa iniziare a portare avanti l’idea che il lavaggio di denaro sporco non è una cosa che ha un impatto sullo Ior, in nessun modo o forma, e questo ormai da un paio d’anni. Ora siamo un’istituzione forte che combatte contro il lavaggio di denaro sporco, accertandoci di conoscere bene il nostro cliente, proprio come fanno molte istituzioni in tutto il mondo. Inoltre, e a rischio di ripetermi, non nascondiamo informazioni alle autorità fiscali, ma piuttosto cerchiamo la piena trasparenza riguardo le informazioni sui clienti.

Riguardo ai conti, sarebbe interessante sapere quanti ne sono stati chiusi dal 2012 ad oggi e perché? E se ci sono conti ancora aperti, ma tuttora sotto inchiesta? E se sì, quanti sono?

GFM: Le confermo che il numero dei conti chiusi al 31 dicembre 2015 è stato di 4.935. Occorre qui però fare attenzione, perché ad una lettura superficiale potrebbe sembrare che tutti i conti chiusi fossero conti “sospetti” ai fini della normativa aml (Anti Money Laundering, antiriciclaggio, n.d.r.): nulla di più falso! Le posizioni sospette sono state tutte denunciate dall’Istituto alle autorità competenti. La chiusura delle migliaia di conti cui si faceva riferimento è avvenuta prevalentemente per altri motivi: o perché conti non più rientranti nelle nuove categorizzazioni dei clienti a tutela del sistema; o perché conti “dormienti” ovvero inattivi da decine di anni, o perché conti di importi modesti. La chiusura dei conti attualmente “congelati”, perché oggetto di accertamento da parte delle Autorità competenti, sarà realizzata dallo Ior non appena questo avrà ricevuto le determinazioni del caso.

È vero che lo Ior ha perso clienti? E se sì, per quale motivo? Ha influito, per esempio, l’accordo fiscale con l’autorità italiana oppure conta anche la mancanza di servizi, quali l’internet banking?

GFM: Nella maggior parte dei casi, la chiusura dei conti è stata decisa dall’Istituto, a motivo del nuovo corso improntato a criteri di maggiore severità e attenzione. Per contro, molte altre posizioni sono state aperte. Nel caso invece di quei clienti che hanno deciso di chiudere le loro posizioni, ci sarà stato pure qualcuno che avrà perso la fiducia, ma non dimentichiamo che gli anni che ci lasciamo alle spalle sono stati anni particolarmente difficili. È altrettanto vero, però, che stiamo assistendo a un ritorno di clienti, del quale siamo particolarmente soddisfatti. La nostra clientela ha un grande rapporto di fiducia con l’Istituto e con le persone che conosce da molti anni. Sostanzialmente questo rapporto di fiducia non è venuto meno. Questo rimane per noi un ulteriore stimolo a proseguire nel solco tracciato, soprattutto per ciò che riguarda la fiscalità e la trasparenza. Questo non fa che aumentare l’autorevolezza del nostro Istituto e la fiducia dei clienti nei nostri confronti. Direi di più: sotto questo profilo, probabilmente, siamo riusciti a dare un servizio ulteriore alla nostra clientela. L’accordo fiscale, quindi non è un motivo di crisi, ma piuttosto un punto di forza del nuovo Ior.

JBdF: Vorrei aggiungere una cosa. Bisogna sempre ricordare che tutti i nostri clienti hanno una scelta: possono sempre rivolgersi a un’altra banca. Quindi, se vengono allo Ior è soprattutto, come ha detto Gian Franco Mammì, per fiducia verso il Santo Padre e per aiutare la Chiesa cattolica e lo Stato della Città del Vaticano. C’è quindi un rapporto molto forte; condividiamo gli stessi valori e la stessa fede e dunque il nostro dovere è ancora più grande rispetto a questi clienti.

Come sono i rapporti tra lo Ior e la Commissione cardinalizia, e c’è una qualche relazione tra lo Ior e la Segreteria per l’Economia o tra lo Ior e il Consiglio per l’Economia?

JBdF: Incominciamo con l’ultima parte della sua domanda. Non c’è nessuna relazione tra lo Ior e la Segreteria per l’economia. Tuttavia dobbiamo fornire informazioni al Consiglio per l’economia su base annuale, che di fatto è ciò che faremo presto, ciò che farà il Cardinale Santos Abril y Castelló quando, attraverso la relazione annuale, informerà il Consiglio del risultato delle attività dell’Istituto per il 2015. Ma lo Ior deve rendere conto alla Commissione cardinalizia, che è il massimo ente supervisore dell’Istituto. Il rapporto tra il Consiglio di sovrintendenza e la Commissione cardinalizia è un buon rapporto. Naturalmente siamo molto diversi. Da un lato abbiamo un gruppo di laici con competenze rilevanti per quanto riguarda i mercati finanziari e le questioni normative. E siamo qui per contribuire con questa competenza e metterla a disposizione dell’istituzione. Dall’altro ci sono i cardinali che portano una prospettiva diversa, e il cui ruolo pastorale è essenziale. E negli ultimi due anni, durante i nostri frequenti e diversi incontri, abbiamo imparato a lavorare insieme e costruito fiducia.

Un’ultima considerazione circa il contributo dell’Istituto alla Santa Sede e alle sue attività.

GFM: Anche quest’anno l’Istituto ha destinato gli utili alla Commissione cardinalizia e, attraverso questa, ne ha assicurato la disponibilità al Santo Padre, per la sua missione pastorale. La novità di quest’anno — è per me un grande piacere dirlo e poterlo comunicare — è che la distribuzione ha interessato solo gli utili effettivi e non ha interessato il patrimonio. E questo ha un significato non soltanto in termini squisitamente di bilancio, ma è un grande segnale di forza dell’Istituto, che ne garantisce la sua patrimonializzazione. È una novità importante, perché è un momento di fiducia sia per la comunità finanziaria sia per i nostri clienti, perché quello di non attingere al proprio patrimonio significa avere fatto e svolto un lavoro in modo estremamente corretto. La domanda che potrebbe sorgere è: «Come mai una somma minore quest’anno?». La risposta è molto semplice: la minore somma devoluta quest’anno, assolutamente compatibile con l’andamento generale dei mercati, risponde comunque alla volontà di non intaccare le riserve disponibili ottemperando, al contempo, alla missione dell’Istituto così come indicata nell’articolo 2 dello Statuto. Lo Ior, essendo una fondazione di diritto canonico e civile vaticano, ha il compito di servire prima di tutto la propria clientela, sparsa in tutto il mondo assicurandole costi contenuti e servizi efficienti. L’utile realizzato va destinato alla Commissione cardinalizia, che lo mette a disposizione del Santo Padre. Questa è la nostra missione e noi vi abbiamo adempiuto.

di Giuseppe Fiorentino e Alessandro Gisotti

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