Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Verità e trasparenza
per spezzare la cultura del silenzio

· Si avvia verso la conclusione l’incontro sulla protezione dei minori ·

È intervenuto parlando a braccio nel dibattito dopo la prima relazione tenuta da una donna all’incontro sulla protezione dei minori. E alla Chiesa malata di un clericalismo tanto pervasivo e avvilente da essere stato individuato come una delle cause principali del dramma degli abusi, Papa Francesco ha indicato una strada: occorre pensare la Chiesa «con le categorie di una donna», perché essa «è donna, è sposa, è madre». Una madre infatti, ogni madre, sa come custodire e proteggere una vita appena sbocciata. Ma sa anche restare sotto la croce per abbracciare e fare proprie le ferite del figlio.

Pomeriggio intenso, quello di venerdì 22 febbraio, per i 190 partecipanti all’incontro in Vaticano. La relazione in programma era quella di Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. In tema di accountability, l’intervento si è incentrato sul come la Chiesa sia chiamata al doveroso rendere conto delle responsabilità accertate e riconosciute, e lo sia in quella che è la sua «natura propria», ovvero nella sua «dimensione comunionale». È un intero «popolo di Dio in cammino, che non evita ma affronta», insieme, «anche le sfide legate agli abusi occorsi al suo interno a danno dei più piccoli minando e spaccando questa comunione».

Fondamentale, ha spiegato Ghisoni, è naturalmente il corretto rapporto tra vescovi e presbiteri, con i primi chiamati a farsi carico della santità dei secondi, e con i sacerdoti consapevoli del loro ministero «di dedizione e di servizio a Cristo e alla Chiesa». Ma, nell’ottica della prevenzione e del contrasto alla piaga degli abusi, altrettanto decisivi sono l’apporto dei laici, «l’esigenza di interazione tra i vari carismi e ministeri», la «sinodalità come processo condiviso, in cui ciascuno ha una parte diversa, responsabilità diversificate, ma tutti costituiscono l’unica Chiesa». In particolare la relatrice ha suggerito alcuni spunti di attuazione pratica del processo di accountability: coinvolgimento di «persone competenti che rappresentino tutto il popolo di Dio» e procedure di «ordinaria verifica» con l’istituzioni di commissioni consultive che non significano sfiducia nel vescovo o nel superiore, ma ausilio e garanzia nella logica di un «cammino fatto insieme».

Il cenno finale alla necessità di contemperare trasparenza e riservatezza per una corretta comunicazione, ha di fatto anticipato il tema della terza giornata dei lavori.

Un’altra donna ha poi lasciato il segno nell’assemblea a fine giornata. Si è trattato di una vittima di abusi — subiti a lungo da un sacerdote a partire dall’età di 11 anni — che con un filo di voce ha coraggiosamente condiviso con i presenti lo strazio e le lacerazioni che ancora oggi, dopo quarant’anni si porta nel cuore.

E l’ascolto di un’altra testimonianza, questa volta letta durante la preghiera iniziale, ha coinvolto l’assemblea la mattina di sabato 23: «Sono stanco e sfinito, è come se si nascondessero dietro le loro mura, la loro dignità, i loro ruoli che non capisco. Mi fa male perché sono stato abusato, perché non dicono la verità e perché quelli che dovrebbero essere ministri della verità e della luce si nascondono nelle tenebre».

Spunto di riflessione non da poco per chi era chiamato a confrontarsi proprio sul tema della “trasparenza”. A riguardo suor Veronica Openibo, superiora generale della Società del Santo Bambino Gesù, non ha usato mezzi termini: «Come togliamo le maschere che nascondono la nostra scandalosa negligenza?... perché siamo rimasti zitti così a lungo? In che modo possiamo ribaltare tutto questo trasformandolo in un tempo per evangelizzare, catechizzare ed educare tutti i membri della Chiesa, compresi clero e religiosi?».

Pur tenendo conto delle differenze e dei condizionamenti delle varie culture nel mondo, la religiosa nigeriana ha sollecitato ad «affrontare la questione degli abusi sessuali sui minori in modo più diretto, trasparente e coraggioso». Il primo passo è, innanzitutto, ammettere le violazioni: «Non nascondiamo più simili fatti per paura di sbagliare... È in gioco la nostra credibilità di Chiesa». Occorre, ha aggiunto, «costruire processi più efficaci ed efficienti», essere attenti al contatto diretto con le vittime, formare persone sensibili che possano ascoltare e accompagnare. Fondamentale è attivare un processo di educazione a largo raggio: nelle famiglie, nelle comunità, nei seminari, ma anche sui mezzi di comunicazione e sui social media. E ha concluso con un auspicio rivolto ai presenti: «Spero e prego che alla fine di questa conferenza sceglieremo deliberatamente di spezzare ogni cultura del silenzio e della segretezza tra noi, per far entrare più luce nella nostra Chiesa».

La trasparenza — ha quindi evidenziato il cardinale Marx — garantisce l’amministrazione, la gestione pratica delle attività terrene della Chiesa dal divenire occasione di «abuso di potere», così come è accaduto proprio nel caso delle sopraffazioni nei confronti di bambini. Si tratta, ha spiegato, di rendere sempre «le azioni, le decisioni, i processi, le procedure, comprensibili e tracciabili». Si potrà così evitare l’«arbitrarietà» e le procedure amministrative saranno davvero messe «a servizio della missione della Chiesa».

Riguardo allo specifico tema della lotta agli abusi e della protezione dei minori, il porporato tedesco ha suggerito alcune misure: definire fini e limiti del segreto pontificio, stabilire norme procedurali trasparenti e regole per i processi ecclesiastici, comunicare al pubblico il numero dei casi e, per quanto possibile, i relativi dettagli, pubblicare gli atti giudiziari. Il tutto nella consapevolezza che «non è la trasparenza a danneggiare la Chiesa, ma piuttosto gli atti di abuso commessi, la mancanza di trasparenza o il conseguente insabbiamento».

Nel pomeriggio di sabato — dopo il dibattito sulla terza relazione in programma, quella della giornalista Valentina Alazraki — vescovi e superiori generali, insieme a Papa Francesco, si trasferiscono nella Sala Regia del palazzo apostolico per una celebrazione penitenziale.

di Maurizio Fontana

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE